• ESSO/RETITALIA: CONDIZIONI «INIQUE E VESSATORIE»

    É ancora più grave che ai gestori degli impianti appena acquisiti dalla ESSO ITALIANA S.R.L., da parte di RETITALIA, non vengano applicate le condizioni economiche e normative previste dagli Accordi collettivi di Colore vigenti. In particolare, quello sottoscritto il 16.07.2014, che pur prevedendo metodologie di vendita perfettamente coerenti con quelle applicate da RETITALIA….

IN QUESTO NUMERO

ESSO: RICHIESTA VERTENZA COLLETTIVA AL MISE

Prot. 42/2017 Roma,  13 marzo 2017 Gent.ma On.le Teresa BELLANOVA Vice Ministro Sviluppo Economico Egr. Ing. Gilberto DIALUCE Direttore Generale…

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INTERROGAZIONI LEGA NORD A CAMERA E SENATO

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/10856 Seduta di annuncio: 761 del 16/03/2017 Primo firmatario: FEDRIGA MASSIMILIANO Gruppo: LEGA…

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ESSO/RETITALIA: CONDIZIONI «INIQUE E VESSATORIE»

ESSO/RETITALIA: CONDIZIONI «INIQUE E VESSATORIE»

Roma, 21 marzo 2017 Prot. n. 5631.11/2017

RACCOMANDATA A.R.

Spett.le RETITALIA S.P.A.

Spett.le ESSO ITALIANA S.R.L.

Egr. Ing. – Gilberto DIALUCE – MISE

Oggetto: Accordo collettivo Esso 16.07.2014, richiesta incontro.

Gentili tutti,

come è noto, il quadro normativo di riferimento, generale e speciale di settore, relativo alla distribuzione dei carburanti della rete ordinaria prevede – art.19, comma 3, legge 57/2001 – che i rapporti economici fra i titolari di autorizzazione ed i gestori di impianti di distribuzione dei carburanti siano regolati nell’ambito di specifici accordi collettivi aziendali, stipulati con le scriventi Federazioni, nella loro qualità di associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale. Negli accordi aziendali devono essere regolati sia i criteri di formazione dei prezzi di vendita di cui al Regolamento (CE) n.330/2010, ivi compreso il prezzo massimo, sia i rapporti contrattuali ed economici inerenti le attività collaterali, da quelli di distribuzione dei carburanti fino al Bonus di Fine Gestione.

Al contrario l’attuale quadro negoziale tra gestore e codesta azienda, ribadiamo mai condiviso con le scriventi, è regolato in regime di accordi one to one, quindi fuori dal quadro normativo di settore.

Anzi, le scriventi Federazioni intendo denunciare come, in aperta violazione di quanto contenuto al comma 3 dell’art. 19 della Legge del 5 marzo 2001 n.57, nonché in palese dispregio dei principi di correttezza, lealtà e buona fede nell’esecuzione dei contratti, RETITALIA applichi ed imponga condizioni economiche evidentemente vessatorie, inique e discriminatorie.

É ancora più grave che ai gestori degli impianti appena acquisiti dalla ESSO ITALIANA S.R.L., da parte di RETITALIA, non vengano applicate le condizioni economiche e normative previste dagli Accordi collettivi di Colore vigenti. In particolare, quello sottoscritto il 16.07.2014, che pur prevedendo metodologie di vendita perfettamente coerenti con quelle applicate da RETITALIA, non ne applica le condizioni economiche, pur essendo messa a conoscenza, preventivamente dalla società cessionaria, delle condizioni contrattuali praticate ai singoli Gestori, in forza dei richiamati Accordi collettivi, come dichiarato e comunicato ai gestori oggetto di acquisizione in data 13.02.2017, che qui alleghiamo.

Peraltro non può essere fatta valere la considerazione – avanzata dalla medesima RETITALIA – che le pattuizioni intercorrenti fra le scriventi Organizzazioni e la ESSO ITALIANA siano scadute in data 31.12.2015: non vi sfuggirà, infatti, che negli stessi Accordi è inserita la clausola che “gli Accordi rimangono validi fino alla sottoscrizione di una nuova intesa“.

Ad abundantiam deve essere aggiunto che, come codesta Azienda scrive, al momento dell’acquisto del “pacchetto” di impianti da ESSO, era stata resa edotta delle condizioni economiche che – ai sensi della Legge 57/01 – regolavano i rapporti fra la medesima ESSO ITALIANA ed i Gestori: rapporti contenuti nel richiamato Accordo sindacale.

É di tutta evidenza che la ESSO ITALIANA, nel cedere gli impianti, così come pretende di assicurarsi in termini di ambiente e sicurezza – oltrechè degli aspetti economici e dei target di vendita garantiti – ha inserito nei contratti di cessione anche il rispetto degli Accordi stipulati ai sensi della Legge: non si può, infatti, accettare che si applichino due pesi e due misure a seconda dei soggetti cui le scelte sono destinate.

Ciò premesso, le scriventi Federazioni sono a rinnovare formalmente la richiesta di incontro a codesta azienda, ai sensi e per gli effetti della suddetta legge 57/2001 l’avvio del negoziato volto a definire il necessario Accordo collettivo aziendale e, ove dovuto, la contestuale applicazione degli Accordi di Colore vigenti. Richiesta tra l’altro già avanzata dalle scriventi federazioni in data 23.11.2015 che qui alleghiamo nuovamente a cui non è mai stato dato seguito.

Nello stesso tempo, con l’obiettivo di mettere fine a questo “stillicidio” innescato dalla ESSO con la vendita dei pacchetti in condizione di opacità economica per i Gestori che dalla sera alla mattina vengono depauperati dei loro diritti (e finanche degli accantonamenti di fine gestione), le scriventi informano preventivamente il Ministero, che legge per conoscenza, che qualora tale richiesta non venga soddisfatta, chiederanno immediatamente l’attivazione della clausola sulle “vertenze collettive” contenuta nel D.Lgs. 32/98. Tanto nei confronti della ESSO ITALIANA SRL, quanto nei confronti dei “subentranti“.

Le scriventi si riservano ogni azione, in ogni sede giurisdizionalmente competente, a tutela dei diritti dei Gestori: ciò al fine di riportare un minimo di certezza del diritto in un settore stravolto dalla disinvoltura con la quale si “maneggiano” ed ostracizzano i diritti garantiti dalla legislazione vigente alla Categoria dei Gestori.

Rimaniamo in attesa di un cortese cenno di riscontro.

FAIB – FEGICA – FIGISC

ESSO: RICHIESTA VERTENZA COLLETTIVA AL MISE

Prot. 42/2017

Roma,  13 marzo 2017

Gent.ma On.le Teresa BELLANOVA

Vice Ministro Sviluppo Economico

Egr. Ing. Gilberto DIALUCE

Direttore Generale Direzione Energia MISE

Egr. Ing. Claudio SPINACI

Presidente UNIONE PETROLIFERA

Egr. Ing. Giovanni MURANO

Presidente ESSO ITALIANA SRL

Oggetto:

Apertura vertenza collettiva vs ESSO ITALIANA SRL ex art. 1, comma 6 Decreto Leg,vo 11 febbraio 1998, n, 32.

Gentilissima Signora Vice Ministra, egregi Signori,

le  nostre  Federazioni  hanno  ripetutamente  invitato  la  ESSO  ITALIANA  SRL e  gli  operatori petroliferi  coinvolti  nella  nota  operazione  di  “Branded  Wholesale” (cessione  da  parte  della medesima  ESSO  ITALIANA  SRL  di  “pacchetti”  di  impianti  stradali  di  distribuzione  carburanti  e concessione di una licenza di Marchio con obblighi di acquisto dei prodotti ESSO con carattere di esclusività  per  alcuni  primi  anni  e  una  minima  riduzione  per  anni  a  venire)  al  mantenimento delle condizioni economiche e normative a favore dei gestori coinvolti nella cessione medesima, sulla scorta della valenza “erga omnes” degli Accordi nazionali aziendali, sottoscritti ai sensi e per gli effetti dell’art. 19, Legge n. 57 del 5 marzo 2001.

Di  tali  ripetute  comunicazioni,  contenenti  il nostro  sollecito  al  rispetto  degli  Accordi predetti, copie sono state inviate anche alla attenzione del Ministero dello sviluppo economico al fine di rappresentare lo stato di profonda violazione delle più elementari norme poste a tutela di  una  categoria di  piccole  imprese  di  gestione  che  avrebbe,  lo  ribadiamo  solo  per  tesi paradossale,  solo  il  diritto  di  rinunciare  alla  propria  attività  ove  si  rifiutassero  di  accettare  le nuove condizioni economiche imposte inaudita altera parte dai nuovi operatori petroliferi, nella totale  inerzia  della  stessa  ESSO  ITALIANA  SRL  che  si  ritiene,  arbitrariamente,  illegittimamente, estranea alle sorti della rete “ceduta“.

Anche se permane la “costanza contrattuale” ed i Gestori continueranno  ad  esporre  il  marchio  ESSO;  a  negoziare  carte  aziendali,  ad  applicare  procedure promozionali  definite  dall’Azienda  cedente.  Insomma  un  vero  e  proprio  aggiramento  della normativa posta a tutela dei Gestori dalla Legge.

Le  nostre  Federazioni,  di  contro,  mentre  si  stanno  attivando  per  la  migliore  tutela  dei propri associati nei confronti di questi nuovi operatori petroliferi anche sul piano giurisdizionale tenuto conto dell’arrogante rifiuto di tutti gli operatori medesimi ad un confronto teso a definire stabili  relazioni  sindacali previste  dalle  Leggi  (32/98 – 57/01 – 27/12), ritengono  che  sia fondamentale il carattere di “triangolarità contrattuale” venutosi a determinare per effetto delle citate cessioni.

Ad  aggravare  lo  stato  di  precarietà  del  nuovo  rapporto ,  interviene anche il  distorto utilizzo  degli accantonamenti  annuali  previsti per  il fondo  di  fine  gestione (versati  al  CIPREG  o trattenuti  presso  la  ESSO):  anche  questo – di  esclusiva  proprietà  del  Gestore – è  stato ceduto ai

nuovi acquirenti che non intendono dare alcuna continuità ai versamenti configurando, di fatto, la costituzione di una consistente provvista nelle mani degli acquirenti che finisce per diventare la liquidità necessaria a perfezionare l’acquisto dall’Azienda cedente.

In altri termini, i gestori “ceduti” sono tenuti sostenere e rispettare tutti gli obblighi ed i gravami connessi alla tutela dei Marchi e dei Segni distintivi della ESSO ITALIANA SRL, ad accettare le forme di pagamento mediante Carte aziendali riservate a clientela predeterminata, ad indossare e fare indossare ai propri collaboratori le divise della ESSO ITALIANA, a rispettarne ovviamente gli elementi  fondanti  del  Codice  Etico  della  ESSO  ITALIANA  SRL,  a  garantire  la  qualità  dei  prodotti commercializzati,  in  breve  a  continuare  nella  consueta  attività  di  distribuzione  carburanti esercita   negli   impianti   stradali   concessi   in   affidamento   in   uso   gratuito   dalla   compagnia petrolifera,  ma  ad  avere  un  trattamento  economico  e  normativo  ridotto  del  50%    medio complessivamente  considerato,  per  effetto  del  generalizzato  rifiuto  di  applicare,  da  parte  del nuovo  “proprietario”  fornitore  in  esclusiva  dei  carburanti,  integralmente  gli  Accordi  nazionali pienamente vigenti ed operanti nei confronti dei sempre più residui gestori i cui impianti sono al momento rimasti di proprietà della ESSO ITALIANA.

Al  di  là  di  argomentazioni  che  pure  sarebbero  meritevoli  di  attenzione  politica  e programmatoria  sulla progressiva uscita dal mercato della distribuzione carburanti di parte della Industria  petrolifera  italiana  a  favore  di  operatori  terzi  privi  di  visione  strategica,  questa situazione paradossale si è ma ormai diffusa su circa 500 impianti ceduti negli ultimi anni dalla compagnia  secondo  il  cosiddetto  “Modello  Grossista”  e sta  determinando  un  gravissimo pregiudizio  economico  ai  danni  dei  gestori  coinvolti,  i  quali  ultimi,  lo  ribadiamo,  non  possono considerare quale loro libera scelta quella di abbandonare l’attività, bensì validamente ritengono che le condizioni di sostenibilità previste dagli Accordi nazionali sottoscritti con la ESSO ITALIANA SRL secondo  le  normative  vigenti  debbano  essere  interamente  applicati,  proprio  in  funzione degli obblighi e delle logiche commerciali e contrattuali connesse al Marchio ed ai segni distintivi.

In forza del quadro appena delineato, a fronte del ripetuto silenzio in merito manifestato dagli operatori petroliferi “terzi” e dalla stessa ESSO ITALIANA che si dichiara “estranea” alle nuove dinamiche  contrattuali  prodotte  dalla  “cessione“,  siamo  con  la  presente  a  richiedere  con carattere di estrema urgenza l’apertura di una “Vertenza collettiva” ai sensi del Decreto Leg.vo 32/98  al  fine di  individuare  le  oggettive  responsabilità  economiche  e  contrattuali  della  ESSO ITALIANA  SRL  in  merito  e  quelle,  in  solido,  dei  nuovi  operatori  petroliferi  interessati  dal  “Modello Grossista“. E ciò, anche al fine di evitare l’apertura di un diffuso e capillare contenzioso volto, anche giudizialmente, a ridare certezze ai gestori degli impianti carburanti coinvolti in tale processo.

FAIB – FEGICA – FIGISC

INTERROGAZIONI LEGA NORD A CAMERA E SENATO

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/10856

Seduta di annuncio: 761 del 16/03/2017

Primo firmatario: FEDRIGA MASSIMILIANO

Gruppo: LEGA NORD E AUTONOMIE – LEGA DEI POPOLI – NOI CON SALVINI

Data firma: 16/03/2017

Ministero destinatario:

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO delegato in data 16/03/2017

Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere –

premesso che:

il mercato della distribuzione di carburanti ha un ruolo strategico per l’economia del nostro Paese: vale circa 45 miliardi di euro all’anno di fatturato complessivo ed ingloba circa 80 mila lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti, occupati presso oltre 22 mila impianti nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali;

negli anni, il settore è stato interessato da una serie di interventi normativi di liberalizzazione a cui, tuttavia, non ha fatto seguito l’adozione di una serie politica industriale per lo sviluppo competitivo del mercato;

la perdita di interesse da parte del legislatore verso questo settore ha determinato la creazione di condizioni di assoluta criticità per l’intero sistema, le quali, a loro volta, hanno offerto terreno fertile per il proliferare di fenomeni di illegalità, a danno di quanti operano regolarmente sul mercato nel rispetto delle vigenti normative, anche, e soprattutto, di natura tributaria;

l’illegalità è ormai dilagante nel settore; secondo stime accreditate, quasi il 20 per cento dei volumi di carburanti attualmente riversati sulla rete sono di origine clandestina o commercializzati in evasione di imposta a diverso titolo, con evidenti danni, oltre che per l’erario, anche per il mercato e la concorrenza;

il fenomeno appare in stretta relazione con l’eccessiva tassazione fiscale, come peraltro evidenziato nella relazione tecnica di accompagnamento alla legge di bilancio del 2017, dove si fa riferimento esplicito alle «frodi riscontrate nel settore carburanti specialmente a seguito dell’incremento di circa il 30 per cento delle aliquote sul gasolio e sulla benzina…»;

il livello di tassazione sui carburanti in Italia è attualmente superiore di 23,3 centesimi/litro e del 40 per cento rispetto alla tassazione media dell’Unione europea; tuttavia, al gestore, con circa 3 centesimi/litro di margine a lordo di tutti gli oneri e le spese di gestione, rimane poco più del 2 per cento del prezzo «alla pompa» dei carburanti;

in tale scenario, viene messo in discussione anche il quadro normativo posto a tutela della posizione del gestore. Risultano, infatti, sempre più frequenti i casi di violazione delle condizioni economiche e contrattuali a cui è sottoposta la categoria dei gestori, che sono obbligati, unilateralmente ed arbitrariamente dal proprietario dell’impianto, a rifornirsi di prodotti di carburanti in esclusiva, senza avere alcun controllo sul prezzo di rifornimento e su quello di rivendita al pubblico;

alla luce delle considerazioni esposte, i gestori, in assenza di interventi, sono più esposti al pericolo di essere tagliati fuori dal mercato, senza alcuna possibilità di difesa, un pericolo alimentato anche dal fatto che diverse compagnie petrolifere hanno deciso di cedere i propri impianti in Italia, senza alcun rispetto delle regole sulla contrattazione collettiva –:

se il Ministro interrogato intenda adoperarsi per favorire al più presto l’apertura di un tavolo di concertazione tra le parti interessate per la definizione di un processo di riordino e di riforma del settore della distribuzione di carburanti che si ponga quale obiettivo inderogabile quello di assumere iniziative per ristabilire le regole della concorrenza attraverso la previsione di controlli, ed eventuali penalizzazioni, per i comportamenti posti in violazione delle norme di legge sui contratti di gestione e la contrattazione collettiva, nonché per contrastare le forme di illegalità e di irregolarità fiscale nel settore. (5-10856)

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07223

ATTO SENATO N. 4-07223

Pubblicato il 22 marzo 2017, nella seduta n. 790

CONSIGLIO NUNZIANTE, CENTINAIO GIAN MARCO

Al Ministro dello sviluppo economico. –

Premesso che:

il mercato della distribuzione di carburanti ha un ruolo strategico per l’economia del nostro Paese: vale circa 45 miliardi di euro all’anno di fatturato complessivo ed ingloba circa 80.000 lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti, occupati presso oltre 22.000 impianti nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali; negli anni, il settore è stato interessato da una serie di interventi normativi di liberalizzazione a cui, tuttavia, non ha fatto seguito l’adozione di una seria politica industriale per lo sviluppo competitivo del mercato;

la perdita di interesse da parte del legislatore verso questo settore ha determinato la creazione di condizioni di assoluta criticità per l’intero sistema, le quali, a loro volta, hanno offerto terreno fertile al proliferare di fenomeni di illegalità, a danno di quanti operano regolarmente sul mercato, nel rispetto delle vigenti normative, anche, e soprattutto, di natura tributaria;

l’illegalità è ormai dilagante nel settore; secondo stime accreditate, quasi il 20 per cento dei volumi di carburanti attualmente riversati sulla rete sono di origine clandestina o commercializzati in evasione di imposta a diverso titolo, con evidenti danni, oltre che per l’erario, anche per il mercato e la concorrenza;

il fenomeno appare in stretta relazione con l’eccessiva tassazione fiscale, come peraltro evidenziato nella relazione tecnica di accompagnamento alla legge di bilancio per il 2017, dove si fa riferimento esplicito alle “frodi riscontrate nel settore carburanti specialmente a seguito dell’incremento di circa il 30 per cento delle aliquote sul gasolio e sulla benzina“;

il livello di tassazione sui carburanti in Italia è attualmente superiore di 23,3 centesimi al litro e del 40 per cento rispetto alla tassazione media dell’Unione europea; tuttavia al gestore, con circa 3 entesimi al litro di margine, a lordo di tutti gli oneri e le spese di gestione, rimane poco più del 2 per cento del prezzo “alla pompa” dei carburanti;

tuttavia, non è possibile non evidenziare come tale fenomeno e soprattutto la possibilità di avere un’efficace opera di controllo e di contrasto siano da mettere in relazione anche con la progressiva polverizzazione della proprietà o titolarità dei punti vendita, effetto dell’abbandono del mercato di operatori integrati e delle multinazionali (prima Shell, ora ExxonMobil, a breve Total), che, oltre al resto, sta sottraendo al nostro Paese anche ingenti investimenti industriali e commerciali;

in tale scenario, viene messo in discussione anche il quadro normativo posto a tutela del gestore. Risultano infatti sempre più frequenti i casi di proprietari o titolari degli impianti che agiscono in violazione delle condizioni economiche e contrattuali dei gestori, sottoposte a tutela legislativa. Gestori che sono già obbligati a rifornirsi di prodotti di carburanti in esclusiva, senza avere alcun controllo sul prezzo di rifornimento e su quello di rivendita al pubblico;

alla luce delle considerazioni esposte, i gestori, in assenza di interventi, sono più esposti al pericolo di essere tagliati fuori dal mercato, senza alcuna possibilità di difesa, un pericolo alimentato anche dal fatto che, quando le compagnie petrolifere (come il caso già citato della ExxonMobil) decidono di cedere i propri impianti in Italia, lo fanno senza alcun rispetto delle regole sulla contrattazione collettiva,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia adoperarsi per favorire al più presto l’apertura di un tavolo di concertazione tra le parti interessate per la definizione di un processo di riordino e di riforma del settore, che si ponga quale obiettivo inderogabile quello di ristabilire le regole della concorrenza attraverso la previsione di controlli, ed eventuali penalizzazioni, per i comportamenti posti in violazione delle norme di legge sui contratti di gestione e la contrattazione collettiva, nonché di contrastare le forme di illegalità e di irregolarità fiscale e di arrestare l’abbandono della rete italiana da parte di operatori integrati, internazionali e dalla capacità di garantire investimenti industriali e commerciali all’economia del nostro Paese. (4-07223)

 

ENI 2016: QUOTA ANNUA MERCATO 24,3 %, MENO DEL 2015

La Relazione finanziaria annuale 2016 di ENI conferma – a conclusione e rendiconto di esercizio – quanto anticipato con la relazione sul quarto trimestre, ossia che le vendite dei tre principali prodotti (benzina, gasolio, gpl) in extrarete sono aumentate dall’anno precedente di circa 3 punti percentuali e di 158 milioni di litri (da 5,270 a 5,428 miliardi di litri), che quelle in rete sono diminuite di 0,8 punti percentuali e circa 57 milioni di litri (da 7,460 a 7,403 miliardi di litri), che la quota di mercato si è abbassata dal 2015 di altri 0,2 punti (da 24,5 % a 24,3 %), che il numero di impianti a marchio ENI è quasi stabile (da 4.420 a 4.396) e che l’erogato medio è lievemente calato da 1,569 a 1,551 milioni di litri per punto vendita (ma nella rete estera di marchio è lievemente aumentato, da 2,272 a 2,340 milioni di litri).

Citiamo direttamente dalla Relazione:

«Distribuzione di prodotti petroliferi

Le vendite di prodotti petroliferi (33,41 milioni di tonnellate) sono diminuite di 1,83 milioni di tonnellate rispetto al 2015, con una diminuzione pari al 5,2%, per effetto principalmente della cessione delle attività in Repubblica Ceca e Slovacchia, finalizzate nel luglio 2015, nonché della Slovenia e dell’Ungheria nel corso del secondo semestre 2016.

Vendite rete Italia

Le vendite sulla rete in Italia (5,93 milioni di tonnellate) sono in leggera diminuzione rispetto al 2015 (circa 30 mila tonnellate, -0,5%) per effetto del calo delle vendite nel segmento autostradale, compensate da una lieve crescita sulla rete di proprietà.

VENDITE IN RETE 2005-2016 – MLN LT.

L’erogato medio riferito a benzina e gasolio (1.551 mila litri) ha registrato una diminuzione di circa 20 mila litri rispetto al 2015. La quota di mercato media del 2016 è del 24,3% in flessione di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015 (24,5%).

Al 31 dicembre 2016 la rete di distribuzione in Italia è costituita da 4.396 stazioni di servizio con un decremento di 24 unità rispetto al 31 dicembre 2015 (4.420 stazioni di servizio) per effetto della chiusura di impianti a basso erogato (27 unità), compensato dal saldo positivo tra aperture e risoluzioni di contratto di convenzionamento (3 unità).

IMPIANTI, EROGATI E QUOTE MERCATO 2005-2016

Vendite rete Resto d’Europa

Le vendite rete nel Resto d’Europa pari a 2,66 milioni di tonnellate hanno registrato una flessione del 9,2% rispetto al periodo di confronto.

Tale risultato riflette essenzialmente la cessione delle attività in Repubblica Ceca e Slovacchia, finalizzate nel luglio 2015, nonché della Slovenia e dell’Ungheria nel corso del secondo semestre 2016. Tali effetti sono stati parzialmente compensati dai maggiori volumi commercializzati in Francia, Austria e Germania. A struttura omogenea, escludendo l’effetto delle citate dismissioni nell’Europa dell’Est, le vendite evidenziano un leggero incremento (+1%).

Al 31 dicembre 2016 la rete di distribuzione nel Resto d’Europa è costituita da 1.226 stazioni di servizio, con un numero di distributori in calo di 200 unità rispetto al 31 dicembre 2015 per effetto principalmente delle sopra citate dismissioni. L’erogato medio (2.340 mila litri) è aumentato di 68 mila litri rispetto al 2015 (2.272 mila litri).

Vendite sul mercato extrarete e altre vendite

Le vendite extrarete in Italia pari a 8,16 milioni di tonnellate hanno registrato una crescita di circa 0,32 milioni di tonnellate, pari al 4,1% rispetto al 2015 per effetto dei maggiori volumi commercializzati di jet fuel, gasoli e benzine in parte compensati dalle minori vendite di bunker.

Le vendite extrarete nel Resto d’Europa, pari a 3,18 milioni di tonnellate, sono diminuite del 17% rispetto al 2015 per effetto delle citate dismissioni nell’Europa dell’Est. A struttura omogenea, le vendite sono sostanzialmente in linea con l’esercizio precedente.

Le vendite al settore Petrolchimica (1,02 milioni di tonnellate) sono in riduzione del 12,8%.

Le altre vendite in Italia e all’estero (12,03 milioni di tonnellate) sono diminuite di circa 1,05 milioni di tonnellate, pari all’8%, per effetto delle minori vendite ad altre società petrolifere.

Se questi sono i dati del 2016, è interessante ripercorrere le performances dell’azienda in un periodo che va dai giorni nostri a qualche anno prima delle crisi economica.

Dal 2005 al 2016, le vendite sommate di benzina, gasolio e gpl in rete sono diminuite del 41,4 % (da 12,622 a 7,403 miliardi di litri, con la benzina che perde il 64,8 % ed il gasolio il 27,3 %, mentre il gpl guadagna 80 punti percentuali). Per un confronto con le dinamiche generali del mercato, anche trascurando il 2016 e fermandoci al confronto 2015 su 2005, si deve notare che mentre le vendite in rete dei tre prodotti marca una flessione del 40,9 % per ENI, le vendite in tutta la rete dei tre prodotti perdono nello stesso tempo dieci punti in meno (-30,6 %).

Sempre dal 2005 al 2016, le vendite sommate di benzina, gasolio e gpl in extrarete sono diminuite del 14,2 % (da 6,327 a 5,423 miliardi di litri, con la benzina che guadagna il 206,3 % ed il gasolio che perde il 23,9 %, mentre il gpl guadagna in questo caso solo 10 punti percentuali). Anche in questo caso, per un confronto con le dinamiche generali del mercato, anche trascurando il 2016 e fermandoci al confronto 2015 su 2005, si deve notare che mentre le vendite in extrarete dei tre prodotti marca una flessione del 16,7 % per ENI, le vendite in tutto l’extrarete dei tre prodotti guadagnano nello stesso tempo 24,3 punti percentuali (e quindi la differenza a sfavore di ENI è di 40 punti percentuali).

La rete distributiva appare complessivamente stabile: 4.349 punti vendita nel 2005 contro 4.396 nel 2016, con un picco di 4.780 nel 2012. Mentre l’erogato medio ha perso 38,2 punti percentuali, dagli iniziali 2,509 milioni/impianto del 2005 agli attuali 1,551 (la soglia dei 2 milioni di litri è stata bucata nel 2012, l’anno degli «scontoni»).

La quota di mercato passa dal 27,3 % nel 2005 al 24,3 %  del 2016, ma non senza aver avuto un posizionamento sopra il 30 % negli anni dal 2008 al 2012.

VENDITE IN EXTRARETE 2005-2016 – MLN LT.

VICENDA ESSO: GIUSTO PER RIFLETTERE…

Mentre va avanti imperterrito il «modello grossista» (che potrebbe terminare, presumibilmente, con la terziarizzazione dell’intera rete?), esplode in tutto il territorio la questione ESSO, ricordiamo che esso ha avuto inizio ormai giusto sette anni fa, con i primi ottanta impianti nell’area Nord Est del Paese.

Così ne scrivevamo sette anni fa: «Non è irragionevole considerare che – vista l’area ad alta competizione individuata (ad altissimo indice di presenza di “pompe bianche”) ed il modello tratteggiato (sarà il soggetto terzo a decidere come affrontare il mercato e, pertanto, la politica dei prezzi al pubblico), che non è certo quello del classico “convenzionato” – i rischi di questa nuova operazione ESSO (che segue di pochi giorni quella con Autogrill per la gestione di altri ottanta punti vendita) sono quelli di sostituire/costituire una ulteriore quota di rete.

Allestita per divincolarsi dalla competizione, l’operazione presenta non solo il rischio di schierare altre munizioni per la guerra cruentissima dei prezzi, ma potenzialmente anche quello di tendere a  riprodurre fenomeni distorsivi come la concorrenza all’interno del medesimo marchio del tipo (fatte le specifiche distinzioni) ampiamente verificabile in ambito SHELL, tra Gestori in comodato ed impianti AICO. Insomma, con il rischio di avere ottanta “pompe bianche” in più, che pur bianche non sono per il vincolo conservativo del marchio.

Sarà che, come dice la società, si tratta di “un test per rimanere più saldi nel futuro” (o che in altri sette Paesi europei la ESSO abbia deciso di procedere con lo stesso indirizzo) e non già di una prova generale di disimpegno; per certo in una fase in cui, come dicono gli esperti, le aziende si “diverticalizzano”, sganciando parti del business, dismettendo investimenti, rimettendo a terzi alcune funzioni della filiera, nulla è neppur minimamente  scontato» (Figisc Anisa News N. 13 del 22 marzo 2010).

A progetto avviato, comunque ESSO è rimasta protagonista attiva e dinamica del mercato: fu il marchio che rispose «di brutto ed in grande» alla famosa iniziativa degli «scontoni» (o «sottocosto» di ben il doppio dei costi vivi della gestione caratteristica retail, che dir si voglia) di ENI nei week end estivi del 2012, con «Esso self più», con uno sconto di almeno 21 centesimi in self pre-pay, cui aderì un buon 59 % dei gestori del marchio, scivolati al 48 % dopo che l’azienda – un mese dopo l’avvio dell’avventura – chiese, si fa notare a differenza di quanto non fece ENI, agli aderenti una compartecipazione allo sconto che riduceva del 50 % il margine del gestore.

Il modello grossista continuando gradualmente a procedere, e manifestandosi le avvisaglie di quel che poi doveva diffondersi, nel 2014 le tre Organizzazioni di categoria nella prima decade di luglio (comunicazione del 9 Luglio 2014, Prot. n. 5453.11/2014) chiedevano ad ESSO chiarimenti, sottolineando che «Le preoccupazioni riguardano le garanzie circa la continuità delle condizioni contrattuali al momento in essere tra i singoli gestori e la Compagnia, sia in ordine alle tematiche squisitamente tecnico – gestionali che economiche e normative. Lo storico di settore del resto non autorizza ottimismi, deponendo semmai per una forte conflittualità tra gestori e operatori indipendenti, che nel tempo si sono segnalati come autori di “palesi violazioni delle normative vigenti».

Ma poco dopo (16 luglio 2014), la vicenda veniva accantonata perché si concludeva l’accordo aziendale, il primo per cui venne coniato il concetto «contratto di solidarietà» – in quanto «non apprezzante di certo come sarebbe stato necessario gli ulteriori oneri e criticità con cui anche i gestori a marchio ESSO sono stati costretti a misurarsi in questi anni» – per il quale vennero usati toni assai lusinghieri che di seguito si ritiene di citare testualmente:

«Concluso con ESSO il rinnovo dell’accordo collettivo per i gestori di rete ordinaria. Infranto il muro finora granitico del rifiuto a negoziare opposto da anni dai petrolieri.

É stato finalmente sottoscritto nella serata del 16 luglio, l’Accordo collettivo aziendale con la ESSO ITALIANA SRL, che detta le condizioni economico-normative che regolano la relazione tra l’azienda multinazionale storicamente considerata leader delle compagnie petrolifere «private» in Italia ed i gestori della rete ordinaria di marchio.

L’Accordo concluso con ESSO – si legge in nota congiunta diffusa dalle Organizzazioni di categoria FAIB, FEGICA e FIGISC – assume una importanza che ha una portata generale che va ben oltre il merito delle questioni direttamente trattate, pure particolarmente significative.

Prima di tutto – prosegue la nota – restituisce all’intero settore la dimostrazione tangibile che, anche in condizioni di mercato tanto difficili e degradate, è possibile giungere tra le parti ad una sintesi positiva e condivisa, rimanendo attentamente nell’alveo del solco tracciato dalla normativa speciale di settore ed in particolare del D. Lgs. 32/1998 e delle leggi 57/2001 e 27/2012.

Non appare per niente secondario evidenziare, a questo specifico proposito, che l’Accordo faccia, in premessa, esplicito richiamo proprio a tali riferimenti normativi e rescinda, in conclusione, tutte le intese eventualmente concluse individualmente con singoli gestori, sostituite dalle condizioni negoziate in sede collettiva.

Per altro verso, l’Intesa con ESSO attesta che è assolutamente possibile e compatibile con le attuali condizioni di mercato, ed a maggiore ragione in prospettiva, rispettare ed apprezzare il ruolo e l’attività svolta dal gestore sia sul piano economico che su quello professionale. Segno evidente che se c’è la volontà, con i gestori le intese si possono trovare.

Si è infranto in questo modo – conclude la nota congiunta – quel muro di intransigenza e di chiusura preconcetta e strumentale che, fino ad oggi, aveva di fatto caratterizzato il comportamento sostanzialmente dell’intera industria petrolifera. Un fatto, questo, che è auspicabile produca immediatamente il giusto spirito emulativo nelle altre aziende, necessario a restituire progressivamente quel grado di serenità e collaborazione nei rapporti all’interno del settore, unico capace di consentire di affrontare, riformare e risolvere le questioni strutturali nelle quali tutti i soggetti sono costretti attualmente ad agire

Il testo dell’accordo (anzi, come si usa scrivere in sindacalese, l’Accordo), che in ogni caso – a somiglianza di quanto si sarebbe replicato con ENI alcuni mesi dopo – rispondeva anzitutto ad una esigenza di politica commerciale dell’azienda (ma non solo e su ciò si ritornerà fra pochissimo), risultava esauriente di riferimenti alle norme di settore (ossia recava scritti i richiami al 32/1998, alla 57/2001, e financo alla 27/2012, senza i quali un accordo non è un Accordo), ancorché, per essere proprio pignoli, non recasse proprio nessun espresso richiamo, ad esempio, all’osservanza delle altrettanto famose  «eque condizioni». Infine, l’Accordo sarebbe scaduto il 31.12.2015.

Non serve aggiungere nulla sullo stato della situazione ai giorni nostri, nell’anno di grazia 2017, che è sotto gli occhi di tutti ed è ampiamente documentata anche, per la n volta, dalle notizie di questo stesso numero di Figisc Anisa News.

Ma perché abbiamo raccontato questa storia, già nota ed arcinota? Perché abbiamo alcuni dubbi, e la necessità di qualche riflessione.

Il dubbio é, grosso modo, questo: all’accordo del 2014 l’azienda si è acconciata davvero perché colta da un repentino ravvedimento sulla inutilità di continuare ad attestarsi dietro quel «muro finora granitico del rifiuto a negoziare opposto da anni dai petrolieri», o piuttosto perché smorzare toni ed attenzioni sulla conflittualità interna al settore con la sottoscrizione di un accordo (peraltro a breve scadenza) sarebbe stato assai più utile di un muro contro muro per portare al termine al meglio, anche economicamente, il percorso di terziarizzazione della sua rete che è andato avanti da allora, ed era, comunque, ben programmato da prima? Davvero convinta della opportunità di «rispettare ed apprezzare il ruolo e l’attività svolta dal gestore sia sul piano economico che su quello professionale» o piuttosto così cinica da cavarsela con un piccolo tributo di stima gratuita a quella specie di «inquilino», per usare una metafora, che si accingeva a vendere assieme alla «casa» in cui abita?

Sembrò allora, certo in buonissima fede, che questo accordo – che interveniva dopo alcuni anni di relazioni quasi azzerate con l’industria petrolifera, di dilagare della contrattazione individuale e di proliferare di soluzioni contrattuali a dir poco «anomale» (guardianìe, appalti di servizi, ecc.) – potesse significare il ripristino di una quadro di «normalità», che scrivere su un pezzo di carta, con la firma di tutti, compresa controparte, i rituali riferimenti alle tre norme di settore (32/1998, ecc. ecc.), potesse costituire una aspettativa di maggiore «garanzia» per accordi meno peggiori e per un ritorno a rapporti corretti, per premesse di «eque condizioni» possibili o di «centralità del gestore».

Ma un omaggio rituale alle leggi di settore non è garanzia di nulla: per dirla in maniera grossolana e forse anche politically uncorrect (o da ignorante, se si preferisce), perché v’è il rischio concreto e verificato che una qualunque controparte (qualunque, si ripete, comunque si chiami) accetti, con solo un piccolo pizzico di savoir faire e molta astuzia, di omaggiare con la sua firma le norme di settore, guadagnando credibilità e consenso, per poter fare poi quel che vuole ovvero che ha già ben deciso di fare  (disattendere, terziarizzare, vendere, ecc.).

Senza contare che norme vuote di deterrenza a violarle finiscono per diventare solo «feticci». E che distinguere tra le controparti tra chi non vuole nemmeno omaggiarli e chi li omaggia non significa che i secondi siano migliori dei primi. Per non parlare poi della «sostanza» delle cose più che della loro «formale apparenza»: il principio che giustifica il fatto di gestire una impresa, sia pure minima come quella del gestore, rimane pur sempre il ritorno economico e la sostenibilità dei costi. [G.M.]

PAROLE CHIAVE

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