• MANOVRE & ESERCITAZIONI SUI CONTRATTI – (1)

    Se è vero però, come sembra essere vero, che accordi più o meno tipici non sembrano soddisfare appieno [e qualche volta per niente] le esigenze degli attori, la svolta non può che essere, per certi aspetti, radicale….

Nota informativa
a cura della Segreteria Nazionale FIGISC - ANISA
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MANOVRE & ESERCITAZIONI SUI CONTRATTI – (1)

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Dopo le polemiche di dicembre sui contratti che regolano il rapporto gestori-aziende in autostrada [sostanzialmente una querelle con Kupit che intende utilizzare/imporre un contratto tipizzato per la rete ordinaria] e gli annunci, forse appena un po’ «prematuri», di parte sindacale di essere «pronti ad accelerare» sul contratto di commissione, a fine dell’anno appena concluso STAFFETTA QUOTIDIANA [esattamente sul numero del 28.12.2016] ospita sull’argomento un intervento dell’avvocato Bonaventura SORRENTINO, dal titolo « Distribuzione carburanti, la difficoltà di cambiare i contratti tra le parti» i cui contenuti [per g.c.] pubblichiamo di seguito integralmente in questo primo numero del 2017 di Figisc Anisa News:

<<Una delle questioni aperte, che da anni complica i rapporti tra gli operatori del settore petrolifero e che ultimamente riaffiora tra le priorità da risolvere o comunque da definire in sintonia con i cambiamenti in corso, riguarda le tipologie di contratto utilizzate o da utilizzare nei rapporti di gestione della distribuzione dei carburanti. Notoriamente le parti direttamente coinvolte, nella loro rappresentatività e nel rispetto delle previsioni normative, anche procedurali, che vedono coinvolte le Istituzioni di riferimento, nel tempo hanno ritenuto di individuare in forme contrattuali più o meno tipiche la soluzione alle necessità degli operatori; cosicché, per le diverse esigenze di applicabilità, sono state «imposte» od ipotizzate diverse tipologie di accordi: dal contratto di comodato misto con obbligo di fornitura, all’affitto di azienda, a forme di appalto o subappalto e da ultimo, un contratto di commissione per i retisti, senza mai centrare pienamente la soluzione alle diverse esigenze delle parti su cui l’accordo palesava la propria efficacia.

Sostanzialmente infatti ognuna di queste forme negoziali ha prestato il fianco a critiche, spesso condivisibili.

Critiche e lacune che non nascono da errori di valutazione di chi ha predisposto i «contratti tipo», ma più semplicemente dalla eterogeneità e complessità oggettiva dei rapporti,da regolamentare tra le realtà imprenditoriali fruitori del documento negoziale.

Realtà e contesti che si differenziano, in taluni casi sensibilmente, sia per fattori endogeni che esogeni. Basta pensare alle differenti problematiche di applicazione che, in talune zone più che in altre, possono derivare in capo ai retisti che si servono del contratto di comodato con obbligo di fornitura, laddove taluni gestori, firmato l’accordo, si «impossessano» della struttura non rispettando gli obblighi contrattualmente previsti quale, esemplificativamente, quello di rifornirsi dal retista titolare di deposito o di pagare le imposte regionali che vanno poi a ricadere, con riferimento alle sanzioni, in capo al titolare della concessione.

In qualche altro tipo di contratto, qualcuno evidenzia chiari elementi di criticità in materia di concorrenza e squilibri di posizione, nella regolamentazione, tra le parti contrattuali ed in particolare a discapito dei Gestori.

Il legislatore, d’altro canto, in materia di regolazione dei rapporti economico contrattuali che legano i titolari dell’impianto/fornitori ai Gestori, ha stabilito ribadendola l’obbligatorietà delle indicazioni normative, con la Legge 5 marzo 2001, n. 57 (GU n. 66 del 20/03/2001) che, all’articolo 19, comma 3, così dispone: «In conformità alle prescrizioni dettate dal regolamento (CE) n. 2790/1999 della Commissione, del 22 dicembre 1999, i rapporti economici fra i soggetti titolari di autorizzazione, concessione o fornitori e le associazioni di categoria dei gestori di impianti di distribuzione dei carburanti sono regolati secondo modalità e termini definiti nell’ambito di specifici accordi aziendali, stipulati tra ciascun soggetto titolare di autorizzazione, concessione, o fornitore e le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale dei Gestori, aventi ad oggetto l’individuazione dei criteri di formazione dei prezzi di vendita consentiti nel medesimo regolamento nell’ambito di predefinite tipologie di contratti. Negli stessi accordi aziendali sono regolati rapporti contrattuali ed economici inerenti le attività aggiuntive a quella di distribuzione dei carburanti. Gli accordi definiscono altresì le modalità per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione delle controversie individuali».

Il Legislatore, ha inoltre ribadito la propria posizione con nuovi provvedimenti cogenti contenuti nell’articolo 28 della Legge 111/2011, così come integrato e modificato dall’articolo 17 della Legge 27/2012. La fonte normativa richiamata, stabilisce infatti che: «…Fermo restando quanto disposto con il decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive modificazioni in aggiunta agli attuali contratti di comodato e fornitura ovvero somministrazione possono essere adottate, alla scadenza dei contratti esistenti, differenti tipologie contrattuali per l’affidamento e l’approvvigionamento degli impianti di distribuzione carburanti, nel rispetto delle normative nazionali e comunitarie, e previa definizione negoziale di ciascuna tipologia mediante accordi sottoscritti tra organizzazioni di rappresentanza dei titolari di autorizzazione o concessione e dei Gestori, depositati presso il Ministero dello sviluppo economico…(omissis)…», così come, al terzo comma dell’art.17, statuisce «I comportamenti posti in essere dai titolari degli impianti allo scopo di ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facoltà attribuite dal presente articolo al gestore integrano abuso di dipendenza economica, ai sensi e per gli effetti dell’art. 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192».

Forse, per poter sciogliere od alleviare il nodo della insoddisfazione, per taluni aspetti nelle singole ipotesi contrattuali istituzionalmente proposte, occorre partire da una considerazione di fondo: mentre, nella regolamentazione di taluni rapporti, ad esempio nei contratti di lavoro per categorie, una serrata e cristallizzata regolamentazione normativa dettata dalle Istituzioni in sinergia con gli organi rappresentativi di categoria, è più facilmente praticabile [seppure spesso come nell’attuale stagione di rinnovi oggetto di estenuanti trattative], più ardua e complessa diventa l’impresa, nel momento in cui essa inerisce sostanzialmente rapporti, come quelli in argomento, per molti aspetti, «commerciali». Di ciò bisogna prendere atto!

Di conseguenza non può che essere il legislatore, nel rispetto del ruolo e dell’autonomia degli organismi rappresentativi di categoria, a dare indicazioni concordate con gli stessi che, pur non consentendo sbavature che potrebbero alterare ruoli ed equilibri, permettano e raffigurino la possibilità di margini di scelta, nella fase precontrattuale, dettati dalle distinte necessità ed esigenze dei contraenti, riportate in quello che potrebbe definirsi, solo concettualmente, un «regolamento di piena attuazione», parte integrante degli accordi negoziati, riportati nei principi essenziali. Con il compito di riportare e fornire, distintamente, l’ambito e le disposizioni di adeguamento del disposto contrattuale «cornice» alle singole esigenze per fasce di operatori; accordo chiaramente di volta in volta da sottoporre a verifica. Non si parla dunque di un contratto «a maglie larghe», cioè oggetto di una interpretazione estensiva che li snaturerebbe.

Tutto ciò premesso, resta inteso che la presente non può essere altro che una pura e semplice, forse semplicistica, riflessione, tra l’altro non praticabile nell’immediatezza, essendo ben consapevole della complessità della questione e della sua importanza. Se è vero però, come sembra essere vero, che accordi più o meno tipici non sembrano soddisfare appieno [e qualche volta per niente] le esigenze degli attori, la svolta non può che essere, per certi aspetti, radicale.>>

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MANOVRE & ESERCITAZIONI SUI CONTRATTI – (2)

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AVVERTENZA: Le opinioni ed i giudizi espressi nell’articolo di seguito ospitato non riflettono necessariamente né in tutto, né in parte l’opinione della FIGISC, ma esclusivamente quella del suo estensore.

<<Sulla discussione sui contratti [che non è balzata all’attenzione solo nelle ultime settimane, ma che è emersa da qualche mese e per ragioni ben circoscritte], se qualcuno avesse avuto la speranza che finalmente si cominciasse a metter mano alla revisione ed innovazione del quadro dei rapporti tra gestioni ed aziende, magari cominciando a dare progressivamente sostanza ad una possibilità prevista – come si è letto nell’articolo precedente – sin da oltre un lustro fa, esattamente dal 2011, e confermata nel 2012, se qualcuno, si diceva, avesse davvero confidato in questa svolta, beh, dovrà necessariamente ridimensionare le proprie aspettative.

Mettiamo insieme dati e circostanze.

Ci si ricorderà che in data 8 ottobre 2013 le Organizzazioni di categoria dei gestori con Assopetroli-Assoenergia e Consorzio Grandi Reti presentarono il raggiungimento di un accordo sul contratto di commissione [si veda anche Figisc Anisa News nn. 38 del 09.10.2013 e 39 del 14.10.2013], un accordo che – rimasto tuttora, dopo tre anni ed un po’, «indescritto» nelle parti economiche – era stato ritenuto utile anzitutto, più che per la propria idoneità a risolvere il quadro contrattuale dei diretti interessati gestori dei retisti, piuttosto per il suo significato di simboleggiare una netta controtendenza rispetto al mondo delle aziende petrolifere, le quali non solo non trattavano sulle nuove figure contrattuali, ma  non rinnovavano nemmeno gli accordi già scaduti con il quadro contrattuale vigente [non è insolito, da noi, del resto, fare una cosa per il suo valore simbolico piuttosto che per i suoi contenuti reali…].

Sia come sia, a quell’accordo che attivava il contratto di commissione in area retisti, nulla è seguito,  se non un improvviso e recente interesse del mondo petrolifero a farne un uso del tutto strumentale  e particolare [capovolgendone la finalità simbolica…]: a fine agosto Kupit «scopre», oppure «si ricorda», che c’è un contratto tipizzato di commissione, bello pronto, ancorché da correggere per adattarlo alla rete autostradale, e che basta imporlo ai gestori per soddisfare meglio gli impegni offerti per partecipare alle gare di assegnazione dei servizi sulla rete autostradale «ristrutturata» [!].

Ed ecco che, per consentire a Kupit di soddisfare gli impegni unilateralmente assunti con ASPI, il contratto di commissione in generale – ossia sia in rete ordinaria che autostradale – diventa urgente e necessario ad Unione Petrolifera.

Una situazione decisamente intrigante e paradossale che richiama l’attenzione sia sul fatto che la controparte industriale riesca così ad appropriarsi a suo uso e consumo di qualcosa che secondo le Organizzazioni di categoria poteva forse essere un valore aggiunto, almeno teorico, per i gestori, sia sul fatto che si proceda sulla revisione degli strumenti contrattuali in maniera casuale, senza una visione d’insieme, e comunque per comportamenti di comodo, compulsivi, unilaterali e con la consueta impostazione ultimativa del «mangia quest’osso o salta questo fosso».

 

Alcune considerazioni sintetiche sembrano opportune a questo punto.

1) «Sullo» strumento contrattuale in sé – cioè nella fattispecie il contratto di commissione -, ma anche in generale «sugli» strumenti contrattuali vecchi e nuovi [di cui il contratto di commissione è «uno tra diversi»] e quindi su una visione di sviluppo del settore distributivo e del ruolo dei suoi attori – di cui ci interessano ovviamente i gestori – si arriva infine, come ben più sopra raccontato, su sollecitazione della controparte, senza neppure avere avuto il tempo, la diligenza, ecc. di un opportuno confronto dentro e fuori le singole organizzazioni, confronto necessario a sviluppare maturità e consapevolezza, a raccogliere idee ed ipotesi, a costruire un percorso che non sia solo la risultante di un confronto esclusivo tra ristretti gruppi dirigenti costretti a subire la pesante pressione e le limitate ipotesi di manovra di ristretti gruppi dirigenti dell’industria petrolifera.

In una lettera aperta a STAFFETTA, qualcuno – di cui non facciamo il nome, ma solo il cognome, Parin, di GISC_TV – in dicembre scriveva: «… è necessario cambiare la contrattualistica, che si chiami contratto di commissione o qualsiasi altro nome di fantasia poco importa. Invece importa, e molto, quello che sta scritto sotto al titolo, e allora cominciamo noi gestori di Confcommercio a pensarlo e scriverlo il nostro futuro, mettiamo insieme le teste che ci sono, confrontiamoci su tutto senza esclusioni di sorta, e alla fine ne usciremo sicuramente con qualcosa di positivo. Dopo, e solo dopo, ci confronteremo con gli altri e la controparte, ma basta rincorrere e seguire la corrente, mettiamoci prima la nostra visione del presente e futuro, poi il successivo e necessario confronto non potrà che migliorare quanto da noi pensato…». E per quanto magari ci dispiaccia dargli un assist, è anche difficile riuscire a dargli torto…

2) Sulle figure contrattuali possibili alla luce delle normative vigenti da oltre cinque anni non si è mai avviato alcun confronto neppure con le controparti. Arroccati da un lato in posizioni difensive e «sindacalistiche» sugli strumenti già obsoleti e vulnerati dal mercato, chiusi dall’altro – il lato delle aziende – a qualunque strategia che non fosse quella del giorno per giorno, delle relazioni commerciali basate sulle politiche commerciali del momento, del ricorso alla trattativa individuale nell’attesa di qualche provvedimento che togliesse di mezzo l’obbligo di negoziare col «sindacato», si sono persi cinque anni preziosi per valutare almeno teoricamente soluzioni od attuare un minimo di sperimentazione atta a dare flessibilità contrattate ed a verificare opzioni per uno sviluppo della distribuzione all’interno del comparto tradizionale petrolifero. Cinque anni – che sarebbero stati preziosi e costruttivi anche a diminuire il grado di conflittualità se ben utilizzati – buttati via e proprio in una fase di crescente problematicità del mercato: un ritardo colpevole ed irreversibile.

3) L’orizzonte dei contratti non è monotematico, né si tratta di sostituire A con B, perché A non funziona più o perché B sembra più praticabile o perché ci sono pressioni marcate per B e non per C, si tratta di andare oltre. Ricordiamo come una delle preoccupazioni dell’Antitrust fosse che una rigida predeterminazione dei contratti «nuovi» avrebbe potuto portare ad una ingessatura dello sviluppo della distribuzione. [E quanto sembra dire l’avvocato Sorrentino nell’articolo sopra pubblicato è sia che se aspettiamo di avere contratti che determinino esattamente anche la virgola, non ne uscirà mai nulla, sia che le differenze reali esistenti nel mercato non possono giustificare una soluzione buona per tutte le stagioni].

La preoccupazione/raccomandazione dell’Antitrust per il 50 % ci trova d’accordo: «sterilizzare» le figure contrattuali possibili, limitarle una sola alternativa a quel che c’è, non serve al sistema, ma non serve soprattutto al gestore perché continuerebbe ad «ingessarlo» in un mercato che si muove continuamente e l’esperienza dell’abbinata comodato + esclusiva di fornitura dovrebbe averlo a sufficienza spiegato negli ultimi dieci, penosi, anni.

Non ci trova ovviamente d’accordo per l’altro 50 %, quando sostiene [anzi, ripetutamente invita e  raccomanda] che non si devono tipizzare i contratti e si deve rimettere la questione alla libera trattativa tra le parti, che poi è l’one to one praticato dalle aziende petrolifere.

4) Qualunque dibattito puramente «nominalistico» sui contratti [ossia sul nome, natura e livello dello strumento contrattuale], e sostanzialmente su quelli che presuppongono ancora un rapporto di dipendenza diretta od indiretta tra gestore ed azienda, non può prescindere dalla sostanza del rapporto, sostanza che senza inutili giri di parole potrebbe essere espressa esattamente come scritta con efficienza teutonica nel «protocollo di Berlino» del 2015 che abbiamo citato su Figisc Anisa News n. 26 del 06.11.2016 e n. 28 del 27.11.2016: «La società delle stazioni di servizio e i gestori delle stazioni di servizio dovranno mantenere tra loro un comportamento equo. L’obiettivo della loro collaborazione è quella di sfruttare insieme le opportunità di mercato, al fine che i gestori delle stazioni di servizio riescano ad ottenere un reddito adeguato e sufficiente per vivere. Le modifiche dei contratti dovranno essere eseguite in modo proporzionato riguardo ad entrambe le parti». Un principio che dovrebbe essere trasversale a tutti questi tipi di contratti che si basano su una «asimmetria» sostanziale tra gestore ed azienda nel controllo del prezzo e del mercato.

5) Né questi contratti – ossia, per essere ancor più chiari con una ripetizione del concetto, quelli che si basano su una «asimmetria» sostanziale tra gestore ed azienda nel controllo del prezzo e del mercato – possono essere gli unici immaginabili o, almeno, gli unici immaginabili come campo di azione delle organizzazioni associative e/o rappresentative della categoria, se per quest’ultima si vuole pensare anche ad un futuro ragionevolmente aperto e funzionale alla modernizzazione del sistema in senso positivo per i consumatori e per gli operatori.

Come dimostrano i numeri esposti più sotto in questo stesso numero in merito dalla diversa necessità economica per stare sul mercato tra gli operatori in qualche modo indipendenti e le aziende petrolifere [con le rigidità di queste ultime in tutta la fase di formazione del prezzo dalla cessione del prodotto alla propria rete alla vendita al pubblico, che valgono la necessità di margini quasi doppi di quelli degli indipendenti] questo comparto va «normalizzato» in forme più flessibili di rapporti commerciali ed autonomia di mercato.

Per una organizzazione di categoria, aprirsi ad una visione di insieme, puntando a correggere le più eclatanti storture del presente [e degli errori, anche se involontariamente accumulati] assieme a lavorare per un possibile futuro di domani può costituire un’alternativa valida alla progressiva consunzione e ad una riassunzione di «utilità» reale e non solo autoreferenziale……[G.M.]

 

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MULTE PER MANCATA COMUNICAZIONE PREZZI

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È dei giorni scorsi la notizia – comunicata direttamente dalla GUARDIA DI FINANZA e ripresa sia su QUOTIDIANO ENERGIA che su STAFFETTA QUOTIDIANA – dei controlli effettuati su quindici distributori di carburanti della provincia di Cosenza e che hanno prodotto dodici provvedimenti di comminazione di sanzioni per la mancata osservanza dell’obbligo della comunicazione dei prezzi all’Osservatorio del Ministero dello sviluppo economico.

L’entità della sanzione comminata va da un minimo di 500,00 ad un massimo di 3.000,00 euro, ed ancorché, per effetto dell’articolo 16 della legge 689/1981, sussista la possibilità del pagamento in misura ridotta pari al doppio del minimo edittale ovvero ad un terzo del massimo edittale – nella soluzione più favorevole all’oblatore -, sarà bene ricordare che 1.000,00 euro di sanzione per omessa comunicazione sono l’equivalente del margine medio del gestore su quasi 28.600 litri di erogato, o, volendo, sul 2 % delle vendite medie annue di un impianto della rete italiana.

L’obbligo essendo ormai in vigore almeno sin dal 16.09.2013 [così per l’ultima fascia tenuta ad adeguarsi, antecedentemente per le altre], non è certo lecito aspettarsi che chi è tenuto al controllo possa «chiudere un occhio».

Tuttavia, come abbiamo svariate volte sottolineato già è quanto meno discriminante [o vogliamo dire «asimmetrico», con un termine che piace assai all’Antitrust] che il gestore [costretto ad avere un prezzo più alto per le condizioni di  acquisto che gli sono «riservate» (termine eufemistico)] sia obbligatoriamente tenuto a farsi una pubblicità negativa rispetto a chi può pubblicizzare prezzi decisamente più aggressivi [perché si tratta di un operatore indipendente, o di un operatore «disinvolto» negli acquisti, o perché si tratta di un impianto gestito in forma particolare dalla compagnia petrolifera], ma si arriva al paradosso – anche alla luce del diffondersi dell’illegalità fiscale nel settore – che si sanziona – in maniera pesante, come si è detto nel capoverso precedente – il gestore per una mancata comunicazione, mentre poi si pubblicizza sul network pubblico il risultato di prezzo che si ottiene comprando prodotto che magari non ha neppure scontato le (pesanti) imposte di legge…..

Ricordiamo, di passaggio, che è obbligatorio per i gestori di tutti gli impianti di distribuzione di carburante dell’intera rete stradale comunicare i prezzi praticati per tutte le tipologie di carburanti [benzina, gasolio, gpl e metano] e per tutte le forme di vendita [con priorità per la modalità self service, qualora attiva durante l’intero orario di apertura], e che la comunicazione deve avvenire settimanalmente, ovvero, nei casi di aumenti di prezzo, anche a cadenza giornaliera.

Di seguito, ripubblichiamo in allegato sia il testo dell’art. 51 della Legge 99/2009 che i due decreti ministeriali attuativi – DM 15.10.2010 e D.M. 17.01.2013 – che è possibile consultare ovvero scaricare cliccando col mouse sui seguenti titoli:

Legge 99_2009 e DM 17.01.2013

DM 15.10.2010

Leghiamo il tema di cui abbiamo appena parlato con quello della rete in generale: in questi giorni UNIONE PETROLIFERA ha aggiornato i dati sulla consistenza della rete – di cui si è parlato su Figisc Anisa News dal n. 28 del 27.11.2016 e anche seguenti – dettagliando anche la sua distribuzione tra le varie compagnie petrolifere e gli «altri» soggetti.

Senza dover stare a descrivere i dati – che secondo UP sono fissabili alla fine del 2015 -, essi si possono consultare nella seguente tabella:

LA RETE DISTRIBUTIVA A FINE 2015

La contabilità pertanto dice: 21mila impianti in tutto, di cui più di 17mila con marchio petrolifero e circa 3,8mila stimati per il complesso degli operatori indipendenti [no-logo, logo e GDO].

Confrontando i dati, i numeri dell’Osservaprezzi del MISE [dove, appunto, bisogna registrarsi per comunicare i prezzi come da obbligo di legge] riportavano a fine 2015 un complesso di 19.120 impianti, che, rispetto ai 21.000, sono una quota di poco superiore al 91,0 %, mancando all’appello circa 2.000 punti vendita, con una quota di presenza – registrati su esistenti – minore per gli impianti delle petrolifere [89,4 %] e assai più consistente per gli indipendenti [98,6 %].

A fine 2016, gli impianti registrati all’Osservaprezzi sono diventati quasi 20mila, con una quota di presenze del 95,2 % sul dato della rete 2015 di UP. Sono aumentati i punti vendita delle compagnie [90,6 % registrati su esistenti e oltre 200 unità in più], ma ben oltre quelli indipendenti la cui presenza arriva al 115,7 % del dato stimato da UP per la rete e 655 unità in più su fine 2015. Mancano all’appello ancora un migliaio di impianti.

Per i dati degli impianti iscritti all’Osservatorio prezzi del MISE a fine 2015 e 2016 i dati sono esposti nel seguente prospetto.

LA RETE NELL’OSSERVAPREZZI MISE

E rimane il fatto che la conoscibilità quantitativa reale della rete è ancora una chimera. Aspettando quell’anagrafe che è prevista – nel contesto della razionalizzazione infinita(mente incompiuta) – nel disegno di legge «concorrenza», di cui il Ministro Calenda dice che «lo portiamo a casa entro la primavera» [discussione sugli aggiornamenti alla Strategia Energetica permettendo]………

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ESITI DI GARE IN AUTOSTRADA

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Stando a quanto pubblica QUOTIDIANO ENERGIA, nel numero dell’11 gennaio u.s., sia pure con grande lentezza e quasi centellinati, vengono resi noti – nel contesto della sistemazione [o, se si preferisce, della «ristrutturazione»] prevista ai sensi del Decreto interministeriale del 09.08.2015 –  dai Concessionari gli esiti delle gare per l’assegnazione dei servizi di distribuzione carburanti e di ristorazione sulla rete autostradale.

Dopo le quarantasette assegnazioni di Satap, A4 Brescia-Verona-Vicenza-Padova ed Autostrada dei Fiori [si vedano anche Figisc Anisa News nn. 16 dell’11.07.2016 e 17 del 17.07.2016] sono ora note le graduatorie di Autovie Venete per diciotto lotti [ di cui sette per l’oil, otto per la ristorazione e tre integrati] e di Società Autostrade Valdostane per altri due [entrambi a servizi integrati in unica gestione].

Per i servizi oil [carbolubrificanti], Eni ha ottenuto l’assegnazione nelle aree di servizio di Bazzera Sud, Fratta Nord e Gonars Nord, Q8 a Bazzera Nord e Calstorta Sud, Salvetti Rete a Fratta Sud e Kerotris [in Associazione temporanea di imprese (ATI) con Punto Grill Services, Duino Nord, Fast Eat Italy e Spritz Time] a Duino Sud.

Per i bandi relativi ai servizi integrati, TotalErg ha ottenuto i punteggi più alti nell’area di servizio di Chatillon/Saint-Vincent Nord, Autogrill a Chatillon/Saint-Vincent Sud e Kerotris [ancora in Associazione temporanea di imprese con Punto Grill Services, Duino Nord, Fast Eat Italy e Spritz Time, come nel caso di Duino Sud] a Duino Nord, Gruaro Ovest e Gruaro Est, Porcia e Brugnera.

Per i bandi relativi ai servizi di ristorazione, Chef Express ha avuto la meglio a Fratta Nord, Fratta Sud e Gonars Nord, Autogrill a Brazzera Sud e Duino Sud, Lagardère Food Services a Calstorta Sud e Gonars Sud e Kerotris [sempre in Associazione temporanea di imprese] a Bazzera Nord.

Sempre secondo QUOTIDIANO ENERGIA «da una sentenza del Tar Lazio pubblicata ieri sul ricorso di TotalErg contro una gara Aspi per i servizi oil in un’area di servizio sulla A4 [N.d.R.: assegnata ad Api] emerge che la compagnia ha vinto in 17 lotti del concessionario». E infatti, nella sentenza n. 00326/2017 del 10.01.2017, il TAR Sezione Terza, dichiarando improcedibile il ricorso [peraltro rinunciato poi dalla stessa ricorrente], annota che «Autostrade per l’Italia spa deduceva l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, giacchè Totalerg spa non aveva impugnato la suddetta aggiudicazione ed in ogni caso l’inammissibilità del medesimo per acquiescenza, non essendoci interesse a contestare le regole di gara da parte di quest’ultima Società, quale vincitrice in ben diciassette lotti, con tre convenzioni già sottoscritte».

Per consultare gli esiti delle gare di Autovie Venete e Società Autostrade Valdostane cliccare col mouse sui seguenti titoli:

Esiti_Gara Autovie Venete

Esiti_Gara Società Autostrade Valdostane

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MARGINALITÀ IN RETE ED EXTRARETE DEL 2016

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È stato pubblicata nei giorni scorsi sul sito nazionale la Newsletter Prezzi 010NP/2017 «Margini rete extrarete anno 2016», che prende in esame, in dipendenza dei prezzi medi nazionali verificati il periodo di osservazione di un anno intero, il 2016, il margine industriale nella rete distributiva complessiva, articolata nel segmento dei marchi petroliferi e dei no-logo, distinguendo anche tra le due diverse modalità di servizio, e nell’extrarete per i prodotti benzina e gasolio.

Per consultare e/o scaricare l’intero testo della newsletter basta cliccare col mouse sul seguente titolo:

NEWSLETTER PREZZI _010_2017 MARGINI_RETE_EXTRARETE_ANNO_2016

I numeri sono stati elaborati sulla base dei prezzi medi nazionali segnalati all’Osservatorio Prezzi del MISE per 367 giornate consecutive dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, senza interruzioni, per i prodotti benzina e gasolio in entrambe le modalità di vendita per un numero di prezzi pari a 14.640, corrispondenti a nove reti di impianti di marchio [Agip Eni, API IP, Esso, IES, Q8 Kupit, Repsol, ex SHELL, Tamoil e TotalErg] ed al raggruppamento delle no-logo anonime [eccettuate, cioè, quelle che si registrano prezzo l’Osservatorio Prezzi con un proprio specifico marchio individuale], per un totale di 14.691.279 segnalazioni effettuate.

Il calcolo del margine viene determinato in generale quale differenza tra il prezzo rilevato e la somma delle imposte e della quotazione CIF Mediterraneo del prodotto finito, ma a questa prima definizione ne seguono altre, relative ai soggetti che operano nella rete a seconda che si tratti di operatori indipendenti o compagnie petrolifere. Infatti, per i no-logo viene calcolato un «margine industriale corretto» che corrisponde alla differenza tra il margine industriale medio per singolo prodotto e il margine industriale rilevato in extrarete; il concetto è rispondente alla funzionalità di determinare quale sia il margine industriale effettivo della rete no-logo a valle della fase di approvvigionamento dei prodotti, depurato, cioè, dal «premio» riconosciuto al fornitore, mentre per l’insieme di rete dei marchi petroliferi viene calcolato un «margine industriale netto» che corrisponde alla differenza tra il margine industriale medio e il margine medio tra modalità di servizio riconosciuto al gestore dell’impianto [convenzionalmente, si assume che esso corrisponda a 3,5÷3,6 cent/litro]; il concetto è rispondente alla funzionalità di determinare quale sia il margine industriale effettivo della rete dei marchi petroliferi a monte della fase di cessione dei prodotti, depurato, cioè, dallo «sconto» riconosciuto al gestore.

Così come sono stati anche calcolati dei margini medi ponderati per singolo prodotto: negli insiemi di rete essi corrispondono al valore medio ponderato che si ottiene sommando i margini di un singolo prodotto, distinti per ciascuna modalità di servizio, per la rispettiva quota di vendite in ciascuna modalità di servizio [convenzionalmente, si assume che tali quote – secondo anche quanto indicato dal MISE -, corrispondano al 70 % in modalità self ed al 30 % in modalità servito per la benzina, e, rispettivamente, al 73 % ed al 27 % per il gasolio].

Partendo dai prezzi, si può osservare che i margini lordi vanno dai 2,2÷3,1 cent/litro, a seconda del prodotto, in extrarete, ai 13,6÷23,1 cent/litro per la benzina nella rete di marchio petrolifero a seconda se in self o servito, agli 11,3÷13,7, sempre a seconda della modalità di vendita, nella rete no-logo, dai 12,8÷22,8 cent/litro per il gasolio nella rete di marchio petrolifero a seconda se in self o servito, ai 10,5÷12,9, sempre a seconda della modalità di vendita, nella rete no-logo.

SCOMPOSIZIONE DEL PREZZO MEDIO BENZINA 2016

SCOMPOSIZIONE DEL PREZZO MEDIO GASOLIO 2016

Da un calcolo che prende in considerazione la ponderazione sia delle quantità vendute nelle due diverse modalità di servizio, sia delle quantità vendute di ciascuno dei due prodotti benzina e gasolio, la relazione rileva che i valori significativi di scostamento nei margini tra la rete no-logo e quella dei marchi petroliferi sono i seguenti:

– il margine lordo medio ponderato dei no-logo risulta inferiore a quello lordo dei marchi petroliferi in ragione di 0,044 euro/litro e del 27,85 % [0,114 vs/ 0,158 euro/litro];

– il margine corretto medio ponderato dei no-logo risulta inferiore a quello netto dei marchi petroliferi in ragione di 0,037 euro/litro e del 30,01 % [0,086 vs/ 0,123 euro/litro];

– il margine corretto medio ponderato dei no-logo risulta inferiore a quello lordo dei marchi petroliferi in ragione di 0,072 euro/litro e del 45,57 % [0,086 vs/ 0,158 euro/litro].

È il caso altresì di mettere in evidenza come si posiziona nei due circuiti di rete la cessione del prodotto:

– la benzina ed il gasolio sono ceduti ad un prezzo che incorpora grosso modo la quotazione Platts CIF Mediterraneo del prodotto finito più l’accisa gravante [nel caso della benzina, trattandosi di un dato nazionale, viene considerato anche il valore aggiuntivo sull’accisa delle addizionali regionali in base alle quote di prodotto venduto nelle regioni che la applicano rispetto al totale nazionale], i valori medi del 2016 di questo primo prezzo con accisa sono di 1,058 euro/litro per la benzina e di 0,927 per il gasolio;

– mentre al circuito degli operatori indipendenti o no-logo questo primo prezzo viene addizionato del «premio» pagato al fornitore: 0,022 per la benzina, 0.031 per il gasolio mediamente nel 2016, al gestore dell’impianto della compagnia il primo prezzo viene, per contro, addizionato di 0,106 o 0,181 euro/litro a seconda della modalità di vendita della benzina [rispettivamente in self ed in servito], di 0,098 o 0,178 euro/litro a seconda della modalità di vendita della benzina.

Gli esempi riportati di seguito sono la rappresentazione di quanto appena esposto.

Il risultato è che la cessione del prodotto è più onerosa per il gestore nell’ordine di 7÷8 cent/ litro per la modalità self e di 15÷16 cent/litro per la modalità servito, nella media tra le due modalità si tratta di circa 9÷11 cent/litro a seconda dei prodotti.

Approvvigionato il prodotto, l’operatore indipendente fissa un prezzo al pubblico che gli garantisca sia la copertura dei costi che gli ammortamenti degli investimenti dell’impianto ed una profittabilità adeguata, il gestore, che lavora sull’impianto di proprietà dell’azienda, può fissare un prezzo al pubblico che incorpora la applicazione del margine [«sconto in fattura»] accordato dalla compagnia ed entro il tetto del prezzo «consigliato».

Appare significativo il differente livello di margine necessario a conseguire la sostenibilità di costi e profittabilità dei due diversi segmenti di rete, un dato che è particolarmente evidenziato dal confronto tra il margine corretto dei no-logo ed il margine lordo dei marchi petroliferi:

la rete no-logo realizza «flessibilmente» [ossia nell’autonomia di fissazione del prezzo finale] sostenibilità dei costi e profittabilità, con un margine, dopo l’approvvigionamento del prodotto, che si aggira attorno a 0,086 euro/litro;

la rete dei marchi petroliferi realizza la medesima finalità con un margine che – incorporando «rigidamente» anche la componente finale della fase distributiva attraverso il meccanismo del prezzo «imposto» di cessione del prodotto, del prezzo di vendita «consigliato», del margine «prefissato» al gestore e del prezzo di vendita «massimo»  – ammonta attorno a 0,158 euro/litro, con un rapporto pari a 1,83 volte il margine dei no-logo [1,68 volte per la benzina, 1,93 volte per il gasolio].

Un argomento che dovrebbe essere tenuto presente quando si parla di evoluzione della rete e di modello distributivo, o piuttosto – e forse ancor più – dei meccanismi contrattuali che regolano il rapporto dentro la filiera petrolifera.

Il riflesso sui prezzi finali [assunti anche in questo caso come ponderati tra i prezzi delle distinte modalità di servizio e tra le quote di vendite dei due prodotti] porta a differenze a favore dei no-logo nell’ordine di circa 0,054 euro/litro [IVA compresa], come si può dedurre dai seguenti dati sui prezzi medi dell’anno 2016:  benzina self no-logo 1,428 euro/litro vs/ 1,456 euro/litro della media ponderata dei marchi petroli-feri, con un differenziale di -0,028 euro/litro; benzina servito no-logo 1,457 euro/litro vs/ 1,572 euro/litro della media ponderata dei marchi pe-troliferi, con un differenziale di -0,115 euro/litro; benzina ponderato tra le due modalità di servizio no-logo 1,437 euro/litro vs/ 1,491 euro/litro della media ponderata dei marchi petroliferi, con un differenziale di -0,054 euro/litro; gasolio self no-logo 1,258 euro/litro vs/ 1,286 euro/litro della media ponderata dei marchi petroli-feri, con un differenziale ancora di -0,028 euro/litro; gasolio servito no-logo 1,288 euro/litro vs/ 1,408 euro/litro della media ponderata dei marchi pe-troliferi, con un differenziale di -0,120 euro/litro; gasolio ponderato tra le due modalità di servizio no-logo 1,266 euro/litro vs/ 1,319 euro/litro della media ponderata dei marchi petroliferi, con un differenziale di -0,053 euro/litro.

 

 

 

 

 

 

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DELTA PREZZO SERVITO VS/ SELF: BILANCIO 2016

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La media annuale 2016 del differenziale di prezzo del servito sul self  in tutta la rete distributiva è pari a 10,3 cent/litro con un aumento di 1,9 cent e del 22,6 % sulla media 2015 di 8,4, con una divaricazione che va dai 3,0 cent/litro nella rete no-logo [+0,3 e + 11,1 % sui 2,7 cent del 2015] fino agli 11,9 della rete di marchio petrolifero [+2,3 e +24,0 % sui 9,6 cent del 2015].

[Si parla naturalmente di confronti tra prezzi medi nazionali: perché a livello locale – pur senza che venga meno l’esattezza del dato generale – è dato rilevare valori così elevati da essere multipli delle medie che abbiamo citato appena più sopra ed al riguardo basti ricordare il caso di cui all’articolo «Servizio…extra lusso [un caso sul delta «servito» vs/ «self»]» su Figisc Anisa News n. 31 del 15.12.2016, dove si rilevava un differenziale di ben 36,0 cent/litro!]

È quanto emerge dal consueto monitoraggio mensile effettuato da FIGISC ANISA e pubblicato sul sito nazionale www.figisc.it che relaziona sul mese di dicembre 2016 e che chiude l’intero anno 2016.

Per chi voglia scaricare o consultare l’intera elaborazione basta cliccare col mouse sul seguente titolo:

NEWSLETTER_DELTA_PREZZI_SERVITO_SELF_003NP_2017_17.02.2015_31.12.2016

L’elaborato – basato sui dati dell’Osservatorio Prezzi del Ministero dello sviluppo economico e del Dossier Prezzi di Staffetta Quotidiana e Focus di Quotidiano Energia – contiene tavole e grafici relativi all’andamento del delta prezzo NAZIONALE tra modalità «servito» e modalità «self» per ciascuno dei principali marchi petroliferi e per il raggruppamento dei no-logo dal 17.02.2015 al 31.12.2016.

Prendendo in esame i prezzi – medie nazionali – realmente praticati nella rete [la disponibilità di dati di dettaglio decorre dal 17.02.2015 ed in questo aggiornamento si prende in esame l’intervallo 17.02.2015-31.12.2016], anche distinguendo tra impianti della rete «colorata» ed impianti no-logo, si osserva che:

1) nella rete «colorata» nel mese di dicembre 2016 su novembre 2016 è aumentato il differenziale di prezzo tra modalità «servito» e modalità «self» [da 0,127 a 0,129 euro/litro], rimasto stazionario [a 0,030 euro/litro] invece in quella no-logo;

2) da febbraio 2015 a dicembre 2016 l’aumento è stato nell’ordine di +5,6 centesimi di euro nella rete «colorata», mentre in quella no-logo si sono avute variazioni di +0,5 centesimi di euro;

3) nel dettaglio dei marchi, a dicembre 2016 AGIP ENI segnala un differenziale di 15,1 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 12,4 eurocent/litro [media annua 2015 di 10,4, media annua 2016 di 14,2]; API IP segnala un differenziale di 15,6 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 12,8 eurocent/litro [media annua 2015 di 11,5, media annua 2016 di 13,9]; ESSO segnala un differenziale di 9,6 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 9,0 eurocent/litro [media annua 2015 di 8,4, media annua 2016 di 9,5]; KUPIT Q8 segnala un differenziale di 18,4 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 16,8 eurocent/litro [media annua 2015 di 15,8, media annua 2016 di 17,8]; ex SHELL segnala un differenziale di 8,9 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 8,7 eurocent/litro [media annua 2015 di 9,4, media annua 2016 di 8,1]; TAMOIL segnala un differenziale di 5,7 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 4,8 eurocent/litro [media annua 2015 di 4,6, media annua 2016 di 5,0]; TOTALERG segnala un differenziale di 11,6 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 8,4 eurocent/litro [media annua 2015 di 6,9, media annua 2016 di 9,8]; l’insieme della RETE COLORATA segnala un differenziale di 12,9 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 10,8 eurocent/litro [media annua 2015 di 9,6, media annua 2016 di 11,9]; l’insieme dei NO-LOGO segnala un differenziale di 3,0 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 2,9 eurocent/litro [media annua 2015 di 2,7, media annua 2016 di 3,0]; infine tutto il complesso della RETE COLORATA E NO-LOGO segnala un differenziale di 11,0 eurocent/litro su una media dell’intero periodo febbraio 2015-dicembre 2016 di 9,4 eurocent/litro [media annua 2015 di 8,4, media annua 2016 di 10,3].

Nell’elaborazione del mese di dicembre sono anche indicate, sempre per l’intero periodo 17.02.2015-31.12.2016, le variazioni del delta prezzo in «self» dei diversi marchi [eccettuata ex SHELL] e del complesso della rete «colorata» rispetto al prezzo in «self» dei no-logo, indicando le correlazioni [con relativi grafici] tra incremento del delta prezzo tra le due modalità e variazione della performance di competitività verso i no-logo, con l’esposizione del rapporto tra le due grandezze [ossia di quante volte è aumentato il delta prezzo tra «self» e «servito»  dei singoli marchi rispetto al recupero di competitività rispetto al «self»  dei no-logo].

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I PREZZI MEDI MENSILI SELF 2016 DEL MISE

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Il Ministero dello sviluppo economico, DGSAIE [Statistiche ed analisi energetiche e minerarie], pubblica sul sito

http://dgsaie.mise.gov.it/dgerm

i dati dei prezzi dei principali carburanti per autotrazione sia su base settimanale [ad esempio, il così detto «prezzo Italia» che viene contestualmente trasmesso alla Commissione Europea] che su base mensile ed annua.

Di seguito pubblichiamo i dati dei prezzi al consumo medi mensili dell’anno 2016 scomposti analiticamente nelle componenti di base di prezzo industriale, IVA ed accisa, come riportati sul sito MISE.

PREZZI MENSILI 2016 BENZINA – €/1.000 litri

PREZZI MENSILI 2016 GASOLIO – €/1.000 litri

PREZZI MENSILI 2016 GPL – €/1.000 litri

La rilevazione del «prezzo Italia» viene pubblicata ogni martedì e riporta il prezzo dei prodotti benzina e gasolio in modalità self, nonché del gpl, sulla base di un campione della rete distributiva mediante trasmissione del dato del prezzo medio della settimana antecedente.

Quale sia il campione, è ben definito nelle note metodologiche relative all’Italia pubblicate dalla Commissione Europea: si tratta di tutte le maggiori dieci compagnie operanti a livello nazionale più una selezione di traders ed operatori indipendenti e circa trenta tra GDO e «pompe bianche».

Il prezzo indicato sarebbe inoltre la risultante di una media ponderata basata sui volumi di vendite realizzate nelle diverse modalità di self service e relativamente ai volumi delle compagnie la ponderazione avviene sulla base delle quote di mercato di ciascuna di esse conseguite nell’anno precedente.

Circa la rappresentatività del campione, tuttavia, c’è da osservare, e non da oggi, quella che sembra una sottostima del peso – in termini sia di rete che di quote di mercato – del segmento relativo alle «pompe bianche», mentre sul prezzo, l’indicazione di quello relativo alla sola modalità self mette in ombra la quota ancora non trascurabile del servito [circa il 30 % per la benzina ed un po’ meno per il gasolio, secondo gli stessi dati del MISE], con un differenziale – come si è visto nell’articolo precedente – che vale in media nel 2016 sull’intera rete circa 10,3 cent/litro, dal minimo di 3,0 dei no-logo agli 11,9 della rete di marchio petrolifero.

E sotto il profilo del conteggio delle imposte gravanti sul prezzo e del prezzo industriale vi è sempre da sottolineare l’«oscuramento» dell’incidenza nazionale ponderata – sulla base della quota % dei consumi delle regioni che la applicano rispetto al totale nazionale – delle addizionali regionali di accisa sulla benzina, che vale poco meno di 1,0 cent/litro e che andrebbe quindi aggiunta alle imposte e sottratta al prezzo industriale.

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LE PUBBLICAZIONI DEL SITO NAZIONALE FIGISC

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Nel corso dell’intero anno 2016 sul sito nazionale della FIGISC, gestito dallo staff della Segreteria Nazionale, sono state caricate ben 262 pubblicazioni per un complessivo numero di 4.486 pagine di informazioni relative ai prezzi ed alle vendite dei carburanti, al mercato nonché all’insieme delle problematiche sindacali ed associative; e tra questa attività si segnalano i 32 numeri della newsletter FIGISC ANISA NEWS, nei quali sono stati pubblicati in tutto 153 articoli.

Nelle tavole seguenti sono elencate le pubblicazioni – consultabili sul sito nazionale www.figisc.it nella rubrica Prezzi & Consumi – Info su prezzi e consumi carburanti e per la pubblicazione FIGISC ANISA NEWS anche sul sito nazionale http://newsletter.figisc.it – elaborate in tutto il mese di dicembre 2016 e nei primi tredici giorni del mese di gennaio 2017:

PUBBLICAZIONI MESE DI DICEMBRE 2016

Newsletter Prezzi 164/NP            

Prezzi medi mensili Marchi – Novembre 2016, data 01.12

Newsletter Prezzi 165/NP            

Prezzi praticati medi regionali – Novembre 2016, data 01.12

Meteo Carburanti 44/2016          

Meteo carburante: il prezzo che fa, data 02.12

Newsletter Prezzi 166/NP            

Delta prezzi servito-self dal 17.02.2015 al 30.11.2016, data 02.12

Figisc Anisa News 29/2016, data 03.12

Newsletter Prezzi 167/NP            

Prezzi medi mensili E.U. novembre 2016, data 03.12

Newsletter Prezzi 168/NP            

Monitoraggio Stacco Italia su U.E. prezzo al consumo, imposte e prezzo ind.le – Novembre 2016, data 03.12

Newsletter Prezzi 169/NP

Prezzi medi settimanali 28.11-04.12.2016, data 06.12

Newsletter Prezzi 170/NP            

Prezzi medi mensili Novembre 2016, data 07.12

Newsletter Prezzi 171/NP            

Prezzi medi Novembre e progressivi 2016, data 07.12

Meteo Carburanti 45/2016          

Meteo carburante: il prezzo che fa, data 09.12

Figisc Anisa News 30/2016, data 11.12

Newsletter Prezzi 172/NP            

Prezzi medi settimanali 05.12-11.12.2016, data 13.12

Figisc Anisa News 31/2016, data 15.12

Newsletter Vendite Consumi 173/VC

Consumi provvisori mensili – Novembre 2016, data 15.12

Meteo Carburanti 46/2016          

Meteo carburante: il prezzo che fa, data 16.12

Figisc Anisa News 32/2016, data 18.12

Newsletter Prezzi 174/NP            

Prezzi medi settimanali 12.12-18.12.2016, data 20.12

Newsletter Prezzi 175/NP            

Prezzi medi mensili E.U. dicembre 2016, data 22.12

Meteo Carburanti 47/2016          

Meteo carburante: il prezzo che fa, data 23.12

Newsletter Prezzi 176/NP            

Monitoraggio Stacco Italia su U.E. prezzo al consumo, imposte e prezzo ind.le – Dicembre 2016, data 23.12

Newsletter Prezzi 177/NP            

Prezzi medi E.U. ANNO 2016, data 24.12

Newsletter Prezzi 178/NP            

Prezzi medi settimanali 19.12-25.12.2016, data 27.12

Newsletter Prezzi 179/NP            

Un giorno nel mercato dei prezzi Italia – 22.12.2016, data 29.12

Newsletter Prezzi 180/NP            

Prezzi medi mensili extrarete Dicembre 2016, data 30.12

PUBBLICAZIONI MESE DI GENNAIO 2017 [01/01-13/01]

Newsletter Prezzi 001/NP               

Prezzi medi mensili Marchi – Dicembre 2016, data 02.01

Newsletter Prezzi 002/NP               

Prezzi praticati medi regionali – Dicembre 2016, data 02.01

Newsletter Prezzi 003/NP               

Delta prezzi servito-self dal 17.02.2015 al 31.12.2015, data 03.01

Newsletter Prezzi 004/NP               

Prezzi medi settimanali 25.12.2016-01.01.2017, data 03.01

Newsletter Prezzi 005/NP               

Prezzi praticati medi regionali – Anno 2016, data 04.01

Newsletter Prezzi 006/NP

Prezzi settimanali E.U. 2 gennaio 2017, data 05.01

Newsletter Prezzi 007/NP

Prezzi medi mensili Dicembre 2016, data 05.01

Newsletter Prezzi 008/NP

Prezzi medi Dicembre e progressivi 2016, data 06.01

Newsletter Prezzi 009/NP

Prezzi e quotazioni quotidiane – Anno 2016, data 06.01

Newsletter Prezzi 010/NP

Marginalità medie mensili ed annue 2016 benzina e gasolio nei circuiti di rete ed extrarete, data 07.01

Newsletter Prezzi 011/NP

Prezzi medi settimanali 02.01-08.01.2017, data 10.01

Meteo Carburanti 1/2017          

Meteo carburante: il prezzo che fa, data 13.01

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PAROLE CHIAVE

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Nota informativa
a cura della Segreteria Nazionale FIGISC - ANISA
Piazza G. G. Belli, 2 - 00153 - Roma | Tel. +39 06 586 6351 Fax +39 06 583 31724
www.figisc.it | figisc@confcommercio.it | anisa@confcommercio.it

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