• LA «GUERRA INFINITA» DEGLI SPEZZATINI ESSO

    “Ciascuna delle parti metta a disposizione realmente il proprio valore: quanto al titolare della stazione di servizio, in qualità di investitore, le proprie capacità di cogliere le opportunità del mercato, di realizzare strutture moderne e competitive; quanto alle Federazioni rappresentative dei gestori soluzioni di efficentamento del business degli stessi, quali migliori convenzioni bancarie e assicurative, linee di fido aggiuntive, formule contrattuali alternative, garanzie per l’aumento delle condizioni di pagamento, assistenza fiscale e amministrativa” (il mondo secondo Petrolifera Adriatica)

IN QUESTO NUMERO

SCIOPERO PETROLIFERA ADRIATICA ESSO IL 24 MAGGIO

COMUNICATO STAMPA DEL 22.5.2017 PETROLIFERA ADRIATICA: CONFERMATO LO SCIOPERO DEL 24 MAGGIO DEGLI IMPIANTI A MARCHIO ESSO IN TOSCANA, MARCHE…

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…DICONO DI NOI…: UN COMMENTO DI STAFFETTA

«Perché i gestori alzano il tono» è il titolo del commento pubblicato sull’odierno numero online della STAFFETTA QUOTIDIANA sulle vicende connesse…

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Nota informativa
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LA «GUERRA INFINITA» DEGLI SPEZZATINI ESSO

LA «GUERRA INFINITA» DEGLI SPEZZATINI ESSO

È già ben nota la vicenda della ramificazione di PETROLIFERA ADRIATICA nel quadro del «modello grossista» ESSO [ad esempio, si veda Figisc Anisa News n. 7 del 05.03.2017], che approda in questi giorni allo sciopero negli impianti di Toscana, Marche ed Abruzzo [si veda il comunicato stampa in questo stesso numero]. Ne riepiloghiamo, tuttavia, brevemente, le vicende di queste ultime settimane:

In data 9 maggio 2017, le tre organizzazioni di categoria, FAIB, FEGICA e FIGISC inviano una comunicazione a Petrolifera Adriatica, in cui rimarcano, oltre alle argomentazioni in materia contrattuale, che i prezzi «successivamente all’acquisizione della Petrolifera Adriatica S.p.A. degli impianti suddetti, hanno subito un generalizzato, sensibile e ingiustificato rialzo, in violazione non solo degli Accordi collettivi citati, ma anche dell’art. 17 della legge 27/2012, che impone l’obbligo

Prezzi che, successivamente all’acquisizione della Petrolifera Adriatica S.p.A. degli impianti suddetti, hanno subito un generalizzato, sensibile e ingiustificato rialzo, in violazione non solo degli Accordi collettivi citati, ma anche dell’art. 17 della legge 27/2012, che impone l’obbligo di assicurare al Gestore condizioni di approvvigionamento eque e non discriminatorie per competere nel mercato di riferimento. Si tratta, come appare del tutto evidente, di una serie di comportamenti (deroga in pejus delle condizioni economico/normative definite dagli Accordi collettivi vigenti; imposizione di condizioni di prezzo discriminatorie e non competitive), tanto ciascuno singolarmente assunto quanto nel loro insieme complessivo, che – oltre a cagionare un danno economico rilevante e ingiusto ai Gestori interessati – integrano abuso di dipendenza economica, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192, così come richiamato dalla già citata legge 27/2012», ed altresì «intimano e diffidano in modo ultimativo Petrolifera Adriatica S.p.A., anche in nome e per conto dei singoli Gestori loro associati, a dare corretta e puntuale applicazione agli Accordi collettivi vigenti, oltreché ad interrompere immediatamente tutti i comportamenti a più riprese denunciati dalle medesime scriventi posti in violazione degli Accordi e della normativa sopra citata e a danno dei gestori».

Alla diffida dei gestori risponde, in data 11 maggio, Petrolifera Adriatica, in cui sostiene che «in un contesto di mercato rappresentato da circa il cinquanta per cento da impianti carburanti di operatori privati che hanno individuato modelli gestionali competitivi, efficaci e di successo per tutti gli attori, nonostante la disponibilità dimostrata nell’incontro del 10 febbraio 2017 ad avviare un confronto negoziale, riteniamo la diffida ad adempiere inopportuna e priva di fondamento al pari di quanto asserito in merito ai prezzi consigliati che sono rimasti costanti ed in linea con il micro mercato di riferimento o al comportamento della nostra struttura esclusivamente orientato ad una relazione costruttiva e di collaborazione. Tuttavia operando in condizioni analoghe di altri operatori privati, con particolare riferimento alla Retitalia S.p.A. – società collegata alla scrivente – con la quale ci consta essere stata già stabilita la data del 25 maggio p.v. per un incontro volto alla definizione di eventuali accordi, possiamo sin da ora significare che non è nostra intenzione assumere posizioni differenziate dalle stesse, tanto meno in ottica peggiorativa» e dichiara che «Ciò detto, ferme le considerazioni svolte nel menzionato incontro del 10 febbraio 2017, dichiariamo, compatibilmente con le prerogative finanziarie ed economiche del mercato petrolifero attuale, oltre che delle prescrizioni legislative in materia, piena disponibilità per convenire un incontro preordinato alla sottoscrizione dell’auspicata intesa».

Con comunicato stampa del giorno 11 maggio e contestuale comunicazione alla Commissione di Garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi essenziali, FAIB, FEGICA e FIGISC provvedono a proclamare per «Mercoledì 24 maggio (dalle 19.00′ del 23 alle 07.00′ del 25 maggio) una prima giornata di sciopero che interesserà gli impianti dislocati in Toscana, Marche ed Abruzzo, con il marchio Esso ceduti da questa compagnia, in uscita dal mercato italiano, alla Petrolifera Adriatica, operatore indipendente che sta ripetutamente violando gli Accordi sottoscritti e depositati presso il Ministero, tagliando pesantemente i margini convenuti con la Esso e azzerando gli spazi “normativi” posti dal Legislatore a tutela della Categoria dei Gestori»

Il 22 maggio, in prossimità della giornata dell’iniziativa sindacale, la controparte fa uscire un comunicato estremamente duro in cui sostiene che «lo sciopero proclamato dai gestori carburanti degli impianti Petrolifera Adriatica – come riporta STAFFETTA PETROLIFERAè “un grave gesto di irresponsabilità”, anche perché arriva “nonostante la piena disponibilità più volte rappresentata e finanche comunicata per iscritto e l’invito a un confronto negoziale” da parte della società. È quanto sottolinea Petrolifera Adriatica in una nota. La società chiede di assumere “posizioni in linea con quanto verrà concordato nell’incontro fra le tre sigle e Retitalia” nell’incontro in programma il prossimo 25 maggio.

Secondo il retista – pubblica sempre STAFFETTA – si tratta di un comportamento “non incentrato sui principi della correttezza e della buona fede” e “un grave gesto di irresponsabilità nell’interesse dei gestori e dei lavoratori che si dichiara di rappresentare, un mero tentativo di prevaricazione in spregio alle stesse normative di settore più volte richiamate”. Petrolifera Adriatica denuncia inoltre la “campagna mediatica diffamatoria” e la “pressante attività propagandistica da parte di delegati delle tre sigle, spesso volta a creare aspettative irrealizzabili e a fomentare atteggiamenti di contrapposizione che possono produrre unicamente pregiudizievoli rotture verso coloro i quali tendono a non aderire a tali forme di protesta”.

Ma Petrolifera Adriatica, nel suo comunicato, si perita anche di spiegare quali sono i compiti che spettano al «soprastante» [cioè l’azienda] e quali ai «sottoposti» [le organizzazioni di categoria]: Prosegue, infatti, STAFFETTA: «Secondo la società, “l’imposizione di schemi precostituiti, di modelli passati che si sono già dimostrati inefficaci, riteniamo sia un modus operandi che penalizzi in primis proprio le persone che si ritiene di voler difendere. Nell’intento infatti di riconoscere il gestore come vero protagonista ed imprenditore, vediamo costruttivo un dialogo in cui ciascuna delle parti metta a disposizione realmente il proprio valore: quanto al titolare della stazione di servizio, in qualità di investitore, le proprie capacità di cogliere le opportunità del mercato, di realizzare strutture moderne e competitive; quanto alle Federazioni rappresentative dei gestori soluzioni di efficentamento del business degli stessi, quali migliori convenzioni bancarie e assicurative, linee di fido aggiuntive, formule contrattuali alternative, garanzie per l’aumento delle condizioni di pagamento, assistenza fiscale e amministrativa volta a superare le difficoltà in cui spesso i colleghi incappano nella burocrazia degli enti perdendo importanti opportunità commerciale».

Assegnate così, a suo giudizio insindacabile, le parti, «“Petrolifera Adriatica – conclude la nota – rinnova la propria disponibilità a riprendere le attività negoziali avviate il 10 febbraio 2017 sottolineando, anche in questa sede, che l’eventuale conferma della giornata di chiusura non produrrebbe altro risultato che alimentare ingiustificatamente dei contrasti oltre che danneggiare tutte le parti interessate senza tuttavia trarne giovamento alcuno”».

A questa presa di posizione dell’azienda, FAIB, FEGICA e FIGISC rispondono con la conferma dello sciopero con il comunicato che si può leggere nell’articolo successivo.

SCIOPERO PETROLIFERA ADRIATICA ESSO IL 24 MAGGIO

COMUNICATO STAMPA DEL 22.5.2017

PETROLIFERA ADRIATICA: CONFERMATO LO SCIOPERO DEL 24 MAGGIO DEGLI IMPIANTI A MARCHIO ESSO IN TOSCANA, MARCHE E ABRUZZO.

IL RISPETTO DELLE LEGGI NON É NEGOZIABILE.

Le Organizzazioni di categoria dei Gestori – Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio – confermano lo sciopero già proclamato che coinvolge, dalle ore 19.00 del giorno 23, alle ore 7.00 del giorno 25 maggio, i punti vendita della Petrolifera Adriatica a marchio Esso posti in Toscana, Marche e Abruzzo.

Questa la decisione assunta nella riunione di questa mattina [22.05.2017] e affidata ad una nota congiunta.

La reazione scomposta di Petrolifera Adriatica alla proclamazione dello sciopero – si legge nella nota sindacale – non sorprende ed anzi conferma manifestamente, malcelato dietro la forma ad uso comunicazionale, l’atteggiamento prevaricante e aggressivo con il quale si pone nei confronti dei singoli Gestori, perché cedano alle pressioni esercitate e volte ad imporre loro, senza resistenze, le condizioni unilateralmente ed arbitrariamente decise dal medesimo “retista”, in palese violazione di quanto disposto con gli Accordi collettivi vigenti e sottoscritti ai sensi e per gli effetti delle norme.

Condizioni che la sostanziale totalità dei Gestori hanno saputo respingere, decidendo di promuovere una prima iniziativa di sciopero solo dopo che, per lunghi mesi, Petrolifera Adriatica si è sottratta ad ogni tipo di sollecitazione.

D’altra parte, sarebbe bene che, per la sua rilevanza costituzionale ed il valore intimamente democratico che implica, lo strumento dello sciopero tornasse ad essere considerato con maggiore rispetto e comunque senza lo sprezzo a cui in certe occasioni grossolanamente ci si abbandona.

Le Organizzazioni di categoria – prosegue la nota – proveranno a fare tesoro della “lezione” sul loro ruolo che Petrolifera Adriatica ha inteso impartirgli a mezzo stampa, così come sono pronte a verificare nei fatti la reale portata della disponibilità al confronto ora manifestata pubblicamente (ma negata nel corso della riunione del 10.2.2017).

E tuttavia né la suddetta lezione, né la disponibilità manifestata possono inficiare o derogare un principio che deve rimanere inviolabile per chiunque: il rispetto delle leggi non è negoziabile.

Persino Petrolifera Adriatica, per quanto lo possa ritenere una diminutio per il suo supposto status, è autorizzata ad “aggiustare a proprio comodo” l’applicazione delle norme e degli Accordi da esse discendenti.

Tanto più che delle une e degli altri, così come delle condizioni di mercato esistenti, Petrolifera Adriatica era perfettamente a conoscenza prima delle acquisizioni dalla Esso Italiana.

Le nostre Federazioni – conclude il comunicato sindacale – invitano perciò nuovamente Petrolifera Adriatica ad uniformare da subito i propri comportamenti, indipendentemente dal giudizio che il medesimo retista ha sulle iniziative sindacali adottate, agli obblighi che il quadro normativo le impone.

E visto che il mondo (o il mercato) non finisce con lo sciopero del 24, la categoria verificherà la concreta disponibilità di Petrolifera Adriatica a partire sin dal 25 maggio.

…DICONO DI NOI…: UN COMMENTO DI STAFFETTA

«Perché i gestori alzano il tono» è il titolo del commento pubblicato sull’odierno numero online della STAFFETTA QUOTIDIANA sulle vicende connesse alla querelle ESSO & SPEZZATINI, che molto tiene banco su questo stesso numero di Figisc Anisa News, che integralmente [per g.c.] di seguito pubblichiamo: «Non accenna a scendere la temperatura dello scontro tra retisti e gestori sul “caso” del passaggio dei pacchetti di impianti Esso nell’ambito del “modello grossista”. Domani è in programma lo sciopero dei gestori dei 201 punti vendita acquistati lo scorso anno in due tranches da Petrolifera Adriatica (società di Goldengas e Brixia Finanziaria). Caldo anche il fronte Amegas (93 punti vendita), mentre giovedì Faib Fegica e Figisc incontreranno Retitalia (113 impianti). A prescindere dal merito delle singole contestazioni, lo scontro è sintomo di un passaggio “epocale”, un’uscita di scena: la controparte dei gestori sarà sempre più un retista e sempre meno una compagnia. L’iniziativa dei gestori funziona oggettivamente anche da “avvertimento” nei confronti di chi dovesse acquisire la rete TotalErg. Ma ha anche il sapore di un’ultima spiaggia: gli impianti ceduti da Esso hanno ancora il marchio della major, e una “crisi” che coinvolge Esso assume un rilievo nazionale e uno spessore “politico”. Quando la questione riguarderà solo i proprietari più o meno “locali” di punti vendita, sarà più difficile richiamare l’attenzione delle istituzioni. Forse anche per questo i gestori stanno alzando il tono della voce».

Sul commento di STAFFETTA non v’è sostanzialmente nulla da obiettare. Forse si potrebbe aggiungere a margine qualche breve considerazione. Lo scontro con gli «spezzatini» [continuiamo a chiamarli così, beninteso, solo per comodità di concetto] dell’operazione Esso verte sostanzialmente sulla conservazione degli accordi in essere al momento della cessione degli impianti: forma del contratto, piuttosto che rapporti commerciali e parte economica. Abituati a ragionare sui tempi lunghi di un sistema consolidato di rapporti – dove magari gli accordi non si rispettavano in parte od in tutto, le politiche commerciali cambiavano, le condizioni economiche peggioravano, ma rimaneva in piedi una qualche «cornice» di fondo fino a che l’interlocutore era «unico» -, è bastato sezionare la rete in diversi spezzatini per far venir cadere anche la cornice: una situazione, a quanto pare, «non prevista» e quindi neppure codificata [se si eccettua il caso della rete autostradale, dove però esistono i bandi e le assegnazioni dei servizi ed anche in questo caso le continuità dei rapporti, faticosamente tenute in piedi dopo le privatizzazioni, sono arrivate all’ultima proroga col decreto dell’agosto 2015]: una prateria aperta, dunque, in cui tutto può tranquillamente essere smentito da chi acquisisce la rete frazionata, tutto si può sperimentare e capovolgere, dove gli accordi che legavano i cedenti non sono responsabilità degli acquirenti, le norme si possono leggere come pare e dove il gestore, alla fin fine, diventa res nullius, cosa di nessuno, su cui ognuno ha piena libertà di scorreria. Ancora una volta – ma si potrebbero fare tanti precedenti esempi, in questo settore, di solide impalcature franate sotto l’impatto del mercato e qualche mossa diversa dall’ordinario – è bastato togliere un puntello per rendere pericolante l’intero complesso edificio. E altri puntelli si possono togliere ancora [è dei giorni scorsi, ad esempio, per ragionare solo di politiche commerciali, un accordo tra TotalErg (un’altra major con le valigie in mano) ed una rete di pompe bianche per la spendibilità delle card TotalErg sugli impianti Energyca, una mossa assai intrigante e foriera di non poche considerazioni…]. Come che sia, l’intera vicenda degli spezzatini Esso – che pur rappresenta bene purtroppo sia una scarsa capacità di capire le infinite flessibilità del mercato, sia la mancata codifica di tutele opportune nelle normative, pur tuttavia «speciali», di settore -, rischia, oltre che di rovinare ulteriormente una categoria che non ha bisogno di altri mali perché ne soffre già di troppi e tutti gravi, di frenare ed offuscare qualsiasi ragionamento evolutivo sugli schemi contrattuali che imbalsamano [ed imbalsamano male invero] prezzi e microimprese del settore [i gestori]. Qualunque sia il risultato delle controversie legali – cui tuttavia si arriverà, e con esiti che sono difficili da prevedere e forse non univoci – su questa vicenda, il rischio concreto è anche che né si introducano quelle tutele che non si sono sapute prevedere [=«vedere prima»] nelle norme che già ci sono, né si vada, sempre in via normativa, in direzione di svecchiare un sistema in cui le relazioni commerciali tra operatori, basate sul controllo totale della distribuzione e dei prezzi, sono, oltreché squilibrate al di là di ogni ragionevole limite, tali da penalizzare solo gestioni e consumatori. [G.M.]

MODELLO GROSSISTA: INTERROGAZIONE M5S ALLA CAMERA

Interrogazione a risposta in commissione 5-11323 presentato da CRIPPA Davide [X^ Commissione Attività Produttive (di cui è stato anche Vicepresidente)] – testo di Mercoledì 10 maggio 2017, seduta n. 793 – CRIPPA e D’UVA. — Al Ministro dello sviluppo economico .

— Per sapere – premesso che: le associazioni di sindacali di categoria stanno denunciando il programma della compagnia petrolifera Esso di cedere a terzi acquirenti gli impianti di distribuzione carburanti di sua proprietà modello cosiddetto «grossista a marchio Esso»; la compagnia Esso, in alcune regioni come Sicilia e Calabria, ha già portato a termine tale operazione; dalla documentazione in possesso degli interroganti risulta come i gestori calabresi e siciliani hanno manifestato la volontà di avvalersi, ai sensi dell’articolo 17, comma 13, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge n. 27 del 2012, della facoltà di riscatto degli impianti di distribuzione; Esso non avrebbe però dato riscontro a tale richiesta, perché riterrebbe di poter realizzare il modello cosiddetto «grossista», avvalendosi di alcune clausole presenti nei contratti di «cessione gratuita dell’uso impianti di distribuzione»; tali clausole conferirebbero ad Esso il potere di cedere il contratto a terzi in qualsiasi momento e senza preavviso, imponendo al gestore di prestare preventivamente il proprio consenso al «trasferimento» sia la facoltà di recedere dal contratto con un preavviso di 30 giorni o di rimuovere in via definitiva il punto vendita in qualsiasi momento e senza preavviso con la conseguente risoluzione del contratto; in realtà, dette clausole, qualificate da Esso come vessatorie al senso dell’articolo 1341 del codice civile, integrerebbero, secondo gli interroganti, la fattispecie di abuso di dipendenza economica di cui all’articolo 9 della legge n. 192 del 1998, perché trattasi di prescrizioni che impongono al gestore «condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie», ovvero prevederebbero «l’interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto»; tali clausole si configurerebbero quindi come nulle ai sensi dell’articolo comma 3 dell’articolo 9, della legge n. 192 del 1998 e ulteriori clausole presenti negli altri contratti stipulati dalla Esso con i singoli gestori determinerebbero obiettivamente, tra le parti contraenti, «un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi», ossia la dipendenza economica di cui al comma 1 dell’articolo 9 della legge n. 192 del 1998 e sarebbero quindi affette a loro volta da nullità; inoltre, tale condotta, omissiva si porrebbe in contrasto con il comma 3 dell’articolo 17 del decreto-legge n. 1 del 2012 convertito dalla legge n. 27 del 2012 che impone ai titolari degli impianti ovvero ai fornitori di non «ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facoltà attribuite dal presente articolo al gestore» e fra esse quella di richiedere il riscatto prevista al precedente comma 2; da tale previsione consegue il correlato obbligo del titolare dell’impianto di prendere in considerazione la richiesta di riscatto: un vero e proprio obbligo di negoziazione; tale inadempimento, ad avviso degli interroganti, integrerebbe quindi un’ipotesi di «abuso di dipendenza economica»; la mancata valutazione da parte di Esso della domanda di riscatto, così come le clausole che consentono a quest’ultima l’interruzione arbitraria dei rapporti contrattuali tuttora intercorrenti con i gestori, costituirebbero, ad avviso degli interroganti, una possibile violazione dell’articolo 9 della legge n. 192 del 1998 e dall’articolo 17 commi 2 e 3 del decreto-legge n. 1 del 2012

– quali siano gli intendimenti sui fatti esposti in premessa; – se il Ministro interrogato intenda valutare se sussistano i presupposti per richiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato lo svolgimento di una indagine conoscitiva nel settore ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge n. 287 del 1990; – se intenda convocare presso il Ministero dello sviluppo economico le associazioni sindacali di categoria e le compagnie petrolifere interessate al fine di affrontare, per quanto di competenza, le problematiche connesse al «modello grossista» di trasferimento delle reti che ad avviso degli interroganti, potrebbe generare un regime di oligopolio, se non di monopolio e mettere a serio rischio la sana concorrenza.

AD APRILE CONSUMI SOTTO DI 7,10 PUNTI PERCENTUALI

I dati dei consumi provvisori di benzina, gasolio e gpl, pubblicati nei giorni scorsi dal MISE per la mensilità di aprile 2017 evidenziano [dopo un segno positivo di +1,43 % a gennaio, uno negativo di -3,51 % di febbraio ed uno ancora positivo di +1,65 % a marzo] un netto decremento di 7,10 punti percentuali sullo stesso mese del 2016 [3,498 miliardi di litri contro 3,766]: un segno certamente negativo, ma non troppo, se si considera che si debbono contare ben tre giorni di consegna in meno rispetto all’aprile dell’altro anno.

Per la somma dei consumi in rete ed extrarete relativi a benzina e gasolio, senza gpl, il mese di aprile evidenzia un decremento del -7,31 % sullo stesso mese del 2016 [3,255 miliardi di litri contro 3,511], con un calo del -10,25 % in extrarete [1,092 miliardi di litri contro 1,217] ed un calo del -5,74 % in rete [2,162 miliardi di litri contro 2,294].

Per i prodotti, i consumi complessivi di benzina calano di un -7,32 % [da 1.032 a 956 milioni di litri], con un segno negativo del -7,29 % sia in rete [da 817 a 758 milioni di litri] che in extrarete con un -7,41 % [da 215 a 199 milioni di litri], mentre quelli complessivi di gasolio scendono di un -7,30 % [da 2,479 a 2.298 miliardi di litri], con un decremento di -4,89 % per la rete [da 1,477 a 1,405 miliardi di litri] e del -10,86 % in extrarete [da 1.002 a 893 milioni di litri]. I consumi di gpl del mese, invece, scendono di -4,29 % [da 255 a 244 milioni di litri] sullo stesso mese del 2016.

Al saldo negativo complessivo dei tre prodotti, che è di oltre 267 milioni di litri in meno sull’aprile 2016, contribuiscono il gasolio con oltre 181 milioni in calo, la benzina con oltre 75 ed il gpl con quasi 11 milioni di litri. Le quote dei consumi per prodotto sul totale sono state nel mese le seguenti: gasolio 65,70 %, benzina 27,34 %, gpl 6,96 %.

I dati dei consumi provvisori di benzina, gasolio e gpl, per il primo quadimestre 2017 evidenziano [dopo un segno positivo di +1,43 % a gennaio, uno negativo di -1,09 % del periodo gennaio-febbraio ed uno ancora negativo di -0,11 % del periodo gennaio-marzo] un decremento di 1,93 punti percentuali sullo stesso quadrimestre del 2016 [14,212 miliardi di litri contro 14,492].

Per la somma dei consumi in rete ed extrarete relativi a benzina e gasolio, senza gpl, il quadrimestre evidenzia un decremento del -2,07 % sullo stesso periodo del 2016 [13,231 miliardi di litri contro 13,510], con un calo del -2,44 % in extrarete [4,588 miliardi di litri contro 4,703] ed un calo del -1,87 % in rete [8,642 miliardi di litri contro 8,807].

Per i prodotti, i consumi complessivi di benzina calano di un -4,00 % [da 3.019 a 3.754 milioni di litri], con un segno negativo del -4,31 % sia in rete [da 3.102 a 2.968 milioni di litri] che in extrarete con un -2,79 % [da 808 a 785 milioni di litri], mentre quelli complessivi di gasolio scendono di un -1,28 % [da 9,600 a 9,477 miliardi di litri], con un decremento di -0,54 % per la rete [da 5,705 a 5,675 miliardi di litri] e del -2,37 % in extrarete [da 3.895 a 3.802 milioni di litri]. I consumi di gpl del quadrimestre, invece, rimangono costanti [da 981 a 981 milioni di litri] sullo stesso periodo del 2016.

Al saldo negativo complessivo dei tre prodotti, che è di oltre 279 milioni di litri in meno sullo stesso quadrimestre del 2016, contribuiscono il gasolio con oltre 123 milioni in calo e la benzina con oltre 156 milioni di litri. Le quote dei consumi per prodotto sul totale sono state nel quadrimestre le seguenti: gasolio 66,68 %, benzina 26,41 %, gpl 6,91 %.

Nell’arco di dieci anni – dal 2008 – i consumi per prodotto del periodo gennaio-aprile si sono così modificati: benzina -36,76 % in rete, +171,63 % in extrarete; gasolio -13,03 % in rete, -3,06 % in extrarete %, somma di benzina e gasolio -22,95 % in rete, +8,93 % in extrarete; gpl +68,15 %.

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