• «MODELLO GROSSISTA»: ODG APPROVATO DALLA CAMERA

    “…..impegna il Governo: – a valutare l’opportunità di adottare ogni possibile iniziativa utile al fine di garantire la continuità gestionale degli impianti ceduti e i relativi livelli occupazionali e il rispetto delle prescrizioni contenute nell’accordo aziendale siglato il 16 luglio 2014 relativamente alle reti a marchio cedute; – a monitorare tramite l’Osservatorio carburanti il livello dei prezzi praticati sulle reti di distribuzione carburanti cedute;
    – ad attivare un tavolo con le società subentranti nella proprietà della rete Esso e le associazioni di rappresentanza dei gestori al fine di ottenere quanto sopra….”

IN QUESTO NUMERO

I LAVORI DEL CONSIGLIO NAZIONALE FIGISC

Il giorno 6 luglio 2017 si è tenuto a Roma, presso la sede centrale di Confcommercio, il Consiglio Nazionale della…

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ANISA: SE L’ACCORDO È UN TOTEM…

Alcuni fatti sono accaduti ed alcuni sviluppi si sono determinati nelle ultime settimane nel comparto autostradale sul fronte dei rapporti…

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Nota informativa
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«MODELLO GROSSISTA»: ODG APPROVATO DALLA CAMERA

«MODELLO GROSSISTA»: ODG APPROVATO DALLA CAMERA

Riproduciamo di seguito il testo di un importante ordine del giorno presentato all’aula della Camera per iniziativa di alcuni Deputati ed approvato (con parere favorevole del rappresentante del Governo) inerente la vertenza sul modello grossista Esso.

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03012-C/017

presentato da D’UVA Francesco

testo di Mercoledì 28 giugno 2017, seduta n. 822

La Camera,

premesso che:

– il disegno di legge in esame contiene misure che interessano la distribuzione del carburante. A riguardo si segnala che le associazioni sindacali di categoria stanno denunciando da tempo il programma della compagnia petrolifera Esso di cedere a terzi acquirenti gli impianti di distribuzione carburanti di sua proprietà modello cosiddetto «grossista a marchio Esso»;

– la compagnia ha infatti raggiunto un accordo con Intervias Group Limited per la vendita di un ramo d’azienda costituito da 1.075 stazioni di servizio (di proprietà o in affitto, gestiti da terzi) e dai contratti relativi a 101 impianti di proprietà di terzi, che rappresentano l’ultimo «pacchetto» di punti vendita rimasto fuori dal branded wholesaler;

– l’intesa è soggetta ora al completamento del processo di informazione e consultazione con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dipendenti e all’approvazione dell’Antitrust, con il closing dell’operazione previsto non prima di 5 mesi;

– i gestori avevano manifestato la volontà di avvalersi, ai sensi dell’articolo 17, comma 13, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge n. 27 del 2012, della facoltà di riscatto degli impianti di distribuzione; Esso non avrebbe però dato riscontro a tale richiesta, perché riterrebbe di poter realizzare il modello cosiddetto «grossista», avvalendosi di alcune clausole presenti nei contratti di «cessione gratuita dell’uso impianti di distribuzione»;

– tali clausole conferirebbero ad Esso il potere di cedere il contratto a terzi in qualsiasi momento e senza preavviso, imponendo al gestore di prestare preventivamente il proprio consenso al «trasferimento» sia la facoltà di recedere dal contratto con un preavviso di 30 giorni o di rimuovere in via definitiva il punto vendita in qualsiasi momento e senza preavviso con la conseguente risoluzione del contratto;

– in realtà, dette clausole, qualificate da Esso come vessatorie ai sensi dell’articolo 1341 del codice civile, integrerebbero, secondo lo scrivente, la fattispecie di abuso di dipendenza economica di cui all’articolo 9 della legge n. 192 del 1998, perché trattasi di prescrizioni che impongono al gestore «condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie», ovvero prevedrebbero «l’interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto»;

– tali clausole si configurerebbero quindi come nulle ai sensi del comma 3 dell’articolo 9, della legge n. 192 del 1998 e ulteriori clausole presenti negli altri contratti stipulati dalla Esso con i singoli gestori determinerebbero obiettivamente, tra le parti contraenti, «un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi», ossia la dipendenza economica di cui al comma 1 dell’articolo 9 della legge n. 192 del 1998 e sarebbero quindi affette a loro volta da nullità;

– inoltre, tale condotta, omissiva si porrebbe in contrasto con il comma 3 dell’articolo 17 del decreto-legge n. 1 del 2012 convertito dalla legge n. 27 del 2012 che impone ai titolari degli impianti ovvero ai fornitori di non «ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facoltà attribuite dal presente articolo al gestore» e fra esse quella di richiedere il riscatto prevista al precedente comma

– da tale previsione consegue il correlato obbligo del titolare dell’impianto di prendere in considerazione la richiesta di riscatto: un vero e proprio obbligo di negoziazione;

– tale inadempimento, ad avviso dello scrivente, integrerebbe quindi un’ipotesi di «abuso di dipendenza economica»;

– pertanto le Federazioni sono ricorse alle vie legali, a tutela dei gestori di impianti di distribuzione di carburante a marchio Esso ceduti;

– prosegue lo smantellamento del comparto industriale in assenza di qualunque politica di indirizzo; a rischio i livelli occupazionali, ma anche qualità dei prodotti e persino la garanzia degli approvvigionamenti,

impegna il Governo:

– a valutare l’opportunità di adottare ogni possibile iniziativa utile al fine di garantire la continuità gestionale degli impianti ceduti e i relativi livelli occupazionali e il rispetto delle prescrizioni contenute nell’accordo aziendale siglato il 16 luglio 2014 relativamente alle reti a marchio cedute;

– a monitorare tramite l’Osservatorio carburanti il livello dei prezzi praticati sulle reti di distribuzione carburanti cedute;

– ad attivare un tavolo con le società subentranti nella proprietà della rete Esso e le associazioni di rappresentanza dei gestori al fine di ottenere quanto sopra.

ATTO MODIFICATO IN CORSO DI SEDUTA IL 28/06/2017

ACCOLTO IL 28/06/2017

PARERE GOVERNO IL 28/06/2017

A seguito dell’approvazione dell’ordine del giorno, FAIB, FEGICA e FIGISC hanno inviato una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico, del seguente tenore:

<<Gentilissima Viceministro, egregio Sottosegretario, egregio Direttore,

facendo seguito alle numerose precedenti comunicazioni relative al medesimo oggetto inaspettatamente rimaste senza alcun tipo di riscontro, oltreché in considerazione dell’Ordine del Giorno meglio specificato in oggetto, approvato in sede Parlamentare con il parere favorevole dello stesso Ministero dello sviluppo economico, che impegna il Governo

– «a valutare l’opportunità di adottare ogni possibile iniziativa utile al fine di garantire la continuità gestionale degli impianti ceduti e i relativi livelli occupazionali e il rispetto delle prescrizioni contenute nell’accordo aziendale siglato il 16 luglio 2014 relativamente alle reti a marchio cedute;

– a monitorare tramite l’Osservatorio carburanti il livello dei prezzi praticati sulle reti di distribuzione carburanti cedute;

– ad attivare un tavolo con le società subentranti nella proprietà della rete Esso e le associazioni di rappresentanza dei gestori al fine di ottenere quanto sopra;»

le scriventi Federazioni sono a chiedere di conoscere le iniziative che codesto Ministero ha assunto e ritiene di assumere in attuazione dei suddetti impegni, nonché l’immediata attivazione del tavolo di cui all’ODG suddetto, con la convocazione di tutte le parti coinvolte>>.

I LAVORI DEL CONSIGLIO NAZIONALE FIGISC

Il giorno 6 luglio 2017 si è tenuto a Roma, presso la sede centrale di Confcommercio, il Consiglio Nazionale della FIGISC.

Il Presidente Nazionale Maurizio MICHELI ha aperto i lavori anticipando gli argomenti posti all’ordine del giorno, ponendo come questione prioritaria la trasformazione della rete in atto e, di concerto, la vertenza apertasi con Esso e con tutti i soggetti che hanno acquistato, per porzioni fra loro diverse, sotto forma di cessione di rami di azienda, gran parte degli impianti che continueranno, comunque, ad essere colorati con il brand societario.

La vertenza Esso & Acquirenti é di per sé fondamentale per tutta una serie di motivazioni collegate al fatto che i soggetti subentranti – fa loro le società Petrolifera Adriatica e Retitalia – hanno apertamente dichiarato di non volersi ritenere vincolate dai contenuti degli accordi aziendali che le OO.SS. dei Gestori hanno sottoscritto con la società cedente, e rappresenta – ha affermato il Presidente – un precedente pericolosissimo che attesta la grande difficoltà per le Rappresentanze di Categoria di stabilizzare i rapporti sindacali con il mondo petrolifero e della distribuzione, un mondo che sta subendo modificazioni strutturali mai registrate in passato.

Ha aggiornato i Consiglieri sull’apertura della fase giudiziale, concretizzatasi con la presentazione di un ricorso, secondo il rito del lavoro ai senso dell’art. 700 del c.c., nei riguardi della Esso e delle sopra citate società acquirenti, contenzioso legale che vedrà un primo pronunciamento da parte del Giudice adìto il prossimo 19 luglio.

Il Presidente ha sottolineato la raggiunta collegialità di intervento con le altre OO.SS. nella redazione dell’atto giudiziale: un’azione significativa che comporterà, in caso di esito positivo, un precedente di fondamentale rilevanza per il prosieguo dell’azione sindacale.

Nel corso del dibattito, è stato ampiamente sottolineato che, proprio per le ragioni su esposte, nel futuro sarà necessario delineare nuove strategie politico-sindacali in linea con i radicali mutamenti dello scenario in evoluzione che, sempre di più, comporta inedite modalità di confronto con le controparti contrattuali: la polverizzazione del comparto, così come tradizionalmente concepito e conosciuto, richiede da parte delle Federazioni di Categoria maggiore elasticità nell’elaborazione delle proposte di riordino e rivisitazione di quelli che sino ad ora sono stati gli obiettivi da raggiungere, e ciò anche in un’ottica di globalizzazione dell’intero mondo del commercio.

Assolti gli adempimenti relativi all’approvazione dei bilanci, il Presidente ha quindi illustrato le iniziative intraprese con le altre Rappresentanze di Categoria, partendo proprio dagli incontri tenutisi con Retitalia e Petrolifera Adriatica e con la stessa Esso Italiana .

Con Unione Petrolifera è in corso un non semplice confronto per sostanziare di contenuti il contratto di commissione e valutare anche altre tipologie contrattuali, il tutto al fine precipuo di arginare i propositi, da parte delle società, di dare impulso e sempre maggiore diffusione a forme negoziali di natura individuale con i singoli gestori ed a figure contrattuali non negoziate.

La posizione espressa e perorata dalle OO.SS. dei Gestori, in ordine alla tempistica e, perciò alla durata, del contratto di commissione è stata di fissarne il termine di sei anni, mentre, dall’altra parte del tavolo, la posizione è stata di vincolarne la validità in tre anni. Le Federazioni hanno altresì posto la condizione di riprendere, nella stesura letterale dei contratti futuri alternativi a quelli attualmente in vigore, tutti i riferimenti normativi e legislativi oggi in essere, onde garantire un sistema di regole certe, anche se, purtroppo, ancora molte volte disattese.

Per quanto attiene agli ultimi incontri con Eni, si è registrata una fase di stallo, in parte determinata da una necessaria cautela delle stesse Federazioni in relazione alla paventata volontà della compagnia di rinegoziare le attuali condizioni in senso restrittivo.

Sul fronte TotalErg, per i motivi a tutti noti, sussistono grosse difficoltà a sviluppare la discussione sul nuovo accordo a causa del momento transitorio dovuto alla definizione dell’assetto proprietario e societario in quanto tale.

Per quanto attiene ai rapporti con Retitalia si è tenuto un incontro antecedente alla presentazione del ricorso in Tribunale, ed in quella sede era stato richiesto, da parte delle OO.SS., come condizione preliminare per affrontare la negoziazione di una intesa volta a stabilire le condizioni economiche e contrattuali per gli impianti acquisiti, il rispetto dell’accordo sottoscritto con la Esso: la risposta è stata di netta chiusura, determinando, di riflesso, la necessità di procedere all’azione legale.

Recentemente – ha notiziato il Presidente – si è registrato un incontro preliminare con il nuovo Direttore della Kuwait Petroleum, nel corso del quale l’azienda ha in qualche modo riconosciuto, sia pure in maniera non esplicita, che i risultati di mercato dell’operazione di ghostizzazione della stragrande maggioranza dei suoi impianti mediante la formula «Easy», sono stati inferiori alle aspettative aziendali, mentre si è proceduto a calendarizzare ulteriori incontri per approfondire le tematiche aperte sugli accordi in essere o da rinnovare.

L’indicazione ai Referenti di colore, incaricati di condurre le trattative – nel ribadire il concetto che non sussiste un obbligo circostanziato a sottoscrivere nuovi impegni sindacali oggetto di accordi sostitutivi agli attuali – è stata quella di ricercare preventivamente, in unione con le altre Sigle di Categoria, un punto negoziale, gestendo la situazione con duttilità e non nella direzione di una chiusura totale al dialogo.

MICHELI, ritenendo importante l’informazione dei Consiglieri sulle attività svolte dal gruppo dirigente nazionale dopo la precedente riunione del Consiglio, ha relazionato sulle missioni svoltesi a macchia di leopardo sul territorio nazionale, a partire dalle riunioni, alle quali ha personalmente partecipato, svoltesi con i gestori del Molise, a Verona, a Genova (occasione nella quale è stato eletto il nuovo Presidente Regionale per la Liguria), nel Trentino Alto Adige e con le delegazioni sindacali che operano in Germania per la valutazione di una possibile acquisizione e riformulazione, anche per la realtà italiana, dell’interessante iniziativa adottata dai colleghi che operano sui territori confinanti, consistente nella predisposizione di un vero e proprio codice etico che disciplini i rapporti fra operatori delle stazioni di servizio e società petrolifere.

Come ulteriore aspetto, sul versante dei rapporti con le istituzioni, il Presidente ha ricordato l’azione di pressing svolta nei confronti del Ministero dell’Economia, nella persona dell’On. Demicheli, per la questione dei costi per l’utilizzo della moneta elettronica sui punti vendita, e nei riguardi degli altri Dicasteri in relazione al progressivo smarcarsi dal mercato italiano di importanti major petrolifere, fattore di grande destabilizzazione al quale si aggiunge la pesantissima incidenza dei fenomeni e circuiti di illegalità, sotto diverse forme praticata, che sempre di più imperversa sulla rete a danno dell’erario, dei consumatori ed ovviamente degli stessi gestori. Ha altresì annunciato che prossimamente si terrà un incontro con il Sottosegretario al Ministero delle Attività Produttive On. Teresa Bellanova, per la disamina delle numerose questioni sul tappeto in attesa di interventi responsabili da parte del Governo.

Sulla vertenza in atto verso Esso e gli acquirenti, la parola è poi passata agli Avvocati dello Studio Auditorium, Ufficio Legale di fiducia della FIGISC Nazionale, che ha curato la redazione del ricorso presentato al Giudice del Lavoro contro la Esso, Retitalia e Petrolifera Adriatica. Nella sua accurata relazione, l’Avv. Savarese ha precisato che le finalità perseguite nella stesura dell’atto sono state quelle di ottenere il pieno rispetto degli impegni che la stessa società cedente i rami di azienda si è assunta verso le Federazioni di Categoria a favore dei gestori coinvolti dall’operazione «modello grossista»: un lavoro attento e preciso che, in assoluta armonia con gli Studi Professionali della altre Organizzazioni, è mirato a conseguire un pronunciamento che possa costituire un significativo precedente giurisprudenziale per l’intera categoria coinvolta ora e pro futuro nel processo di trasferimento delle titolarità delle autorizzazioni da parte delle aziende integrate verticalmente nel settore a favore di società retiste, che operano nella rete con propri marchi ed in regime di convenzionamento per le fornitura dei carburanti con le prime.

Il Presidente, a seguito delle dimissioni rassegnate da Alessandro Palmieri e dall’insediamento alla carica di Presidente Regionale per la Sicilia di Riccardo Di Belletto, in sostituzione di Maurizio Squillaci, ha proposto al Consiglio la cooptazione di Barbano Pierluigi, che ricopre l’incarico di Presidente Regionale della FIGISC Piemontese, e dello stesso Di Belletto.

Il Consiglio ha approvato per acclamazione la cooptazione delle due candidature, con un caloroso ringraziamento all’amico Palmieri per l’impegno e la dedizione profusi lungamente nel lavoro per la Federazione e la Categoria.

I lavori sono proseguiti con l’analisi della pressante questione connessa alla applicazione della normativa di cui al decreto legge 50/2017 (convertito con legge 21 giugno 2017, n. 96) che ha esteso, a decorrere dal 1° luglio 2017, il meccanismo dello «split payment» anche alla cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle società quotate in borsa.

La problematica si pone per i gestori Eni ed investe tutte le transazioni connesse ai rifornimenti di carburante mediante l’utilizzo delle Multicard in virtù del contratto di somministrazione in essere con la compagnia petrolifera. In sostanza, i gestori, che sino ad ora hanno annotato i proventi di tali vendite, effettuate ai titolari di carte aziendali, indifferentemente nei corrispettivi giornalieri, si troverebbero nelle condizioni di non vedersi più corrisposta l’IVA nelle fatture che a loro volta emettono verso Eni .

Il Vice Presidente Luca SQUERI ha informato sull’attività di sensibilizzazione condotta nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e della stessa Eni, assicurando che, a breve, dovrebbe essere emanata apposita disposizione finanziaria volta all’esonero da tali prassi fiscale per i soggetti di specie direttamente interessati, e sottolineando come già al momento, nonostante la data indicata di decorrenza, l’azienda non abbia dato pratica attuazione allo «split payment».

MICHELI, a conclusione della riunione, ha infine, ribadito che aspetti quali i futuri assetti della rete distributiva, la crisi generale che attanaglia le imprese gestrici e che imperversa in tutto il comparto del terziario e non solo, l’importanza di ridare impulso all’attività sindacale investendo energie e risorse anche con nuovi strumenti, sono al centro dell’attenzione della dirigenza nazionale FIGISC.

Un tanto mantenendo inalterata la piena autonomia operativa della Struttura, non incidendo in alcun modo sulla filosofia di pensiero che da sempre è stata contraddistinta dalla pluralità di pensiero e dalla più totale democrazia di espressione dei suoi Dirigenti, pur perseguendo l’intento di sostanziare una unitarietà di azione con le altre Organizzazioni, nell’interesse comune dei gestori, in un momento in cui ancora più che nel passato è necessario non disperdere le forze e, quindi, la capacità di interloquire con gli altri soggetti del comparto e con le Istituzioni.

Nota della Segreteria Nazionale FIGISC

 

ANISA: SE L’ACCORDO È UN TOTEM…

Alcuni fatti sono accaduti ed alcuni sviluppi si sono determinati nelle ultime settimane nel comparto autostradale sul fronte dei rapporti tra gestori e compagnie e nell’ambiente delle organizzazioni di categoria.

Li riassumiamo in estrema sintesi:

1) la sottoscrizione di un accordo per le aree di servizio a marchio TOTALERG;

2) il perdurare di una lunga situazione di assenza di trattative su nuovi accordi con ENI (dopo che l’azienda ha disdetto il precedente con effetto sin dal 1° settembre 2015);

3) il diffondersi dell’idea che esista una parte delle organizzazioni – e segnatamente l’ANISA, e, ancor più precisamente, il suo presidente – che sta assumendo l’indirizzo di «non sottoscrivere più accordi».

Le tre questioni sono tutte tra esse connesse, ed è proprio per la loro stretta interdipendenza che meritano una riflessione che inevitabilmente porta il ragionamento sul piano generale degli accordi; dentro o anche fuori dallo stretto ambito autostradale ha poca importanza.

1. L’accordo sottoscritto con TOTALERG, va detto in premessa, è stato sottoscritto da ANISA assai più per una concessione all’unità sindacale che per intimo convincimento, e – sia pure con tutta la più buona volontà e con tutto il realismo necessario rispetto alla situazione del comparto – nessuno, neppure i suoi più entusiasti sostenitori, si sente di scommettere su eventuali benefici dei suoi effetti reali.

Se ne è valorizzato molto, invece, il suo aspetto «politico», in quanto sarebbe il primo «segnale per una inversione di una tendenza, avviata con le gare del 2002 e conclamata almeno da oltre un quinquennio nell’intero segmento autostradale, che ha visto le compagnie petrolifere per un verso abbandonare al loro destino la propria “forza vendite” (i gestori) e dall’altro il loro progressivo defilarsi», un segnale che «sarebbe auspicabile che … non fosse ignorato e venisse rapidamente seguito da altri soggetti con i quali il negoziato è pure avviato» (il riferimento, neanche troppo coperto, è ad Eni) , per concludere addirittura che con la sottoscrizione di tale accordo «TotalErg viene depennata dalla lunga lista dei “fuorilegge” dell’autostrada».

Può darsi che sia bene – o almeno consolatorio – guardare il bicchiere mezzo pieno. Tuttavia…

TotalErg è un’azienda con le valige in mano (tra gli acquirenti possibili si citano quelli stessi che hanno rilevato il «maxipacchetto» finale di Esso, gli inglesi di Intervias Group, ma la situazione è molto fluida).

Né l’analogia con Esso finisce qui: Esso fu la prima azienda nel 2014 a sottoscrivere un accordo sulla rete ordinaria, salutato con un altrettanto analogo concetto: «Infranto il muro finora granitico del rifiuto a negoziare opposto da anni dai petrolieri». Di quel che ne seguì – ivi incluse le ragioni strumentali dell’azienda a chiudere un accordo (per memoria si veda Figisc Anisa News 10 del 26.03.2017, «Vicenda Esso: giusto per riflettere…») – si sta oggi discutendo parecchio, in sede sindacale, legale e, perfino (ed è tutto dire), politica.

Sul valore, reale o simbolico, o entrambe le cose, di questo accordo, quindi, ognuno faccia tutte le riflessioni che meglio gli aggradano, senza scartare a priori un ragionevole dubbio.

2. Dopo la disdetta “ad nutum” (cioè, con uno schiocco di dita) di ENI, intervenuta con effetto dal 01/09/2015, degli accordi antecedenti – che è stata motivata dalla controparte, giusto per ricordarlo, dal «mancato rispetto delle previsioni relative al prezzo massimo di vendita al pubblico», ma che è stata «la risposta minima e necessaria alla situazione generata dai comportamenti assunti dalle compagnie petrolifere per negarsi all’adeguamento degli accordi nonché alle condotte in tema di politiche commerciali che hanno introdotto politiche di prezzo discriminatorie e non competitive con ampio pregiudizio dell’economia delle gestioni e dell’andamento delle vendite», le trattative per un accordo sostitutivo sono andate avanti con determinazione dell’azienda a proporre/imporre soluzioni che non sono state ritenute soddisfacenti, anzi «insufficienti ed inadeguate», da ben due assemblee dei gestori del marchio (07.10.2015 e 21.07.2016); ne è seguito, sempre da parte aziendale, un inasprimento del delta prezzi tra «servito» e «self» ed un ulteriore aumento della «forbice» discriminatoria dei prezzi tra le diverse aree di servizio del marchio, anche a seguito degli impegni assunti per aggiudicazione dei nuovi bandi; infine, ENI ha deciso di non corrispondere l’extrapremio (il c.d. «4+4»), componente economica, prevista sia dall’accordo del 27.07.2005 che da quello del 07.04.2011, finalizzata ai traguardi quantitativi e comportamentali,.

Su questa vicenda, e soprattutto sul «se», e sul «come», sia opportuno o necessario «porre rimedio», si possono avere diverse opinioni, ma sostanzialmente le alternative sono due: o si tenta – malgrado l’azienda non abbia fatto alcun passo indietro – anzi il contrario – per attenuare gli effetti della conflittualità e dei provvedimenti via via assunti (delta prezzi, mancata corresponsione di elementi economici dovuti) – di rabberciare comunque un nuovo accordo, oppure si prende atto che, in assenza di fatti nuovi, la situazione vada affrontata per quella che è, da un lato continuando a gestire il prezzo di vendita (di prodotti, ci si ricordi, che sono di proprietà del gestore) e dall’altro utilizzando tutte le tutele legali necessarie sia ad ottenere quanto dovuto e negato dall’azienda, sia a contrastare la discriminazione dei prezzi consigliati.

(E – detto per inciso -, a maggioranza, nei giorni scorsi una assemblea – la terza – dei gestori del marchio ha scelto questa seconda ipotesi.)

3. L’idea che ANISA abbia privilegiato l’indirizzo di «non sottoscrivere più accordi» è più che altro una schematica semplificazione – il cui sottoprodotto può anche essere quello di introdurre una artificiosa e strumentale distinzione tra i «buoni» interlocutori, ossia disposti a ricercare possibili accordi, da quelli «cattivi», dai «falchi», insomma – che non fa certo giustizia della posizione assai più articolata e condizionata che è stata espressa nell’articolo «ANISA: o cambia qualcosa, o ognun per sé» (su Figisc Anisa News 15 del 20.06.2017, che rimanda – giusto per completezza di valutazione e perché esiste una netta continuità e consequenzialità di visioni ed analisi – ad un precedente articolo: «Autostrada: l’è tutto da rifare», su Figisc Anisa News 9 del 23.03.2017).

Nel quale, giusto per ripeterci, era – tra l’altro – testualmente scritto: «Senza troppi inutili giri di parole, su questo fronte è ormai arrivato il momento in cui o ci sono ancora precisi impegni delle controparti di concordare un minimo di regole condivise (politiche commerciali e di prezzo, giustificazione economica delle gestioni, ecc.) in un progetto di svolta del comparto su cui vi può essere un interesse condiviso (ristrutturazione, royalty), oppure non resta che lasciare che le gestioni aggiustino le proprie diseconomie direttamente sul prezzo finale – giovandosi peraltro di tutti i mezzi legali e giuridici per contrastare gli abusi delle controparti rispetto a regole generali che comunque sono vigenti -, sapendo tuttavia che un ulteriore acutizzarsi della conflittualità non aiuterà il comparto a fermare la spirale negativa in cui si è avvitato. In altre parole: o cambia qualcosa, o ognun per sé!».

Se non fosse ancora del tutto chiaro, si ripete.

Il degrado senza fine del comparto autostradale non si arresta né si inverte se non con un progetto industriale di rilancio che preveda: 1) l’implementazione di servizi innovativi oggi non allocati nella rete autostradale, 2) la razionalizzazione dei servizi «maturi» (ossia la chiusura di un buon 30 % degli impianti carburanti); 3) la «normalizzazione», ossia l’allineamento dei prezzi dei beni e servizi con i circuiti ordinari (ossia l’eliminazione delle royalty che discriminano nell’accesso ai medesimi beni e servizi i consumatori); ossia, nel suo insieme, un progetto che crea attrazione e business, sostitutivo della logica di mera rendita parassitaria.

Se questo progetto, con tutte le trasformazioni che comporta, non trova interesse in chi vi opera, o «non si può» perseguire perché andava fatto prima ed ormai «i buoi sono scappati dalla stalla», non v’è alcun dubbio che il degrado non potrà che procedere fino al punto di collasso e che, al «di sotto» di questo macroquadro, nell’ambito delle relazioni tra operatori del comparto, non potranno che degradarsi ulteriormente tutte le situazioni che abbiamo tante volte denunciato, e che non serve neppure ripetere (le politiche dei prezzi, la sostenibilità delle gestioni, ecc. ecc., tutte «litanie» che si conoscono a memoria).

Se fosse così, è illusorio pensare che, al «di sotto» del quadro generale di riferimento, basti qualche opzione di maquillage per aggiustare al meno peggio e per qualche breve momento le cose, serrare qualche bullone quando l’intero meccanismo è ormai allo stremo: per quanto ciò sia inquietante, ogni parte in gioco si deve giocoforza difendere da sé, e con i mezzi di cui già dispone (o che riesce, con qualche sforzo innovativo a trovare) in una fase in cui sembra impossibile «fare sistema» (e per «fare sistema» bisogna, appunto, condividere regole che sono «appena» un po’ diverse dall’abuso di dipendenza economica).

Tutto quanto sopra detto, e per amor di franchezza, tanto vale svolgere qualche breve riflessione sugli «accordi».

Finita da tempo immemorabile la stagione in cui gli accordi costituivano, al più, una occasione per un adeguamento o indicizzazione, soddisfacente o meno, della loro parte economica, con i radicali cambiamenti di mercato, di consumi, di sistema di relazione gestori-compagnie, che sono da anni intervenuti nel settore, gli accordi sono diventati di fatto il momento in cui le aziende codificano per propria sostanziale esigenza lo startup di nuove politiche commerciali, di nuove soluzioni per la rete, o si propongono addirittura – lo abbiamo detto per Esso, ad esempio – di costituire delle effimere condizioni di «pace sociale» prima (o durante) di terziarizzare (o cedere) la propria rete.

Non stupisce, con queste premesse, che gli accordi stessi siano oggetto – e lo erano, in verità, anche «prima», ma ora senza più remore residuali – di un continuo «scarciofamento» dei loro contenuti economici e normativi e che, per estremizzare, siano fatti per essere successivamente «rettificati» unilateralmente, o disattesi, o anche direttamente disdetti, fino ad intervenute nuove esigenze aziendali che necessitino altre soluzioni (il che vale anche per le «nuove» – anzi, per l’«unica nuova» – forme contrattuali).

Per questo – ed in ciò si può forse ravvisare una nostra «sensibilità» diversa da altre, altrettanto legittime, beninteso – non soffriamo di eccessiva ansia di chiudere «accordi» a qualunque costo (mentre riteniamo che sarebbe necessaria ben altra ansia a porre l’accento su forme contrattuali che normalizzino, ad esempio, i prezzi, che ridiano ruolo nel mercato e giustificazione economica alle gestioni), e meno che mai con un occhio rivolto alla preoccupazione di «far rappresentanza» al di là della sua efficacia reale, e con l’altro rivolto alla necessità di far intervenire la politica nel consueto circuito (la controparte rifiuta di trattare, diffida, richiesta di vertenza collettiva, minaccia di sciopero e via discorrendo).

Il valore degli accordi è dato dai loro precisi contenuti, se vi sono le condizioni per sottoscriverli, ed essi non hanno una «valenza politica a prescindere» da questi, e tali accordi devono essere a tutela reale di coloro che vi sono impegnati.

E vi sono impegnati, in prima persona – è bene ricordarlo -, i gestori.

Infatti, se è vero che «la legislazione speciale affida alle Organizzazioni sindacali di categoria la competenza esclusiva nella determinazione della condizioni economiche e della struttura normativa dei contratti individuali» e che esiste un «regime di autonomia negoziale “assistita” dei gestori», rimane pur sempre il fatto che è il gestore a lavorare, pagare (e spesso fallire) in piena responsabilità soggettiva (dunque non «assistita»), così come grande è la responsabilità (e non solo «politica») di chi si è visto affidare la competenza a determinare le condizioni economiche del gestore medesimo.

Gli accordi, una volta sottoscritti, non si disdicono «ad nutum» e la loro efficacia perdura fino a che non siano sostituiti da un nuovo accordo. Eppure, ad esempio, Eni ne ha disdetto uno e proprio in autostrada, e gli acquirenti di consistenti «pacchetti» di rete Esso ne hanno considerato scaduto uno senza sostituirlo (loro o la parte cedente) con un altro.

Se questa tesi è corretta, si pone qui un semplice paradosso, ovvero, se si vuole, una linea d’azione diversa da quella di pervenire a tutti i costi ad un accordo. Se quanto appena detto è vero, perché ci si é sentiti costretti a sottoscrivere nuovi accordi «di solidarietà» (ossia peggiorativi dei precedenti, quanto meno sotto il profilo economico), quando sarebbe bastato non aderirvi, facendo continuare l’efficacia di quelli antecedenti?

E se la tesi non è corretta, quale il valore da attribuire ad accordi che la controparte sa in partenza di non rispettare integralmente o parzialmente e che la parte contraente (che potremmo anche dire soccombente) teme in partenza che verranno poco o tanto disattesi?

Evidentemente, è ora di andare oltre la «totemizzazione» degli accordi: in questo crudele gioco di Monòpoli, il problema impellente è non andare in prigione, e niente affatto quello di andarci accontentandosi che sia osservata la regoletta di «passare dal via».

Stefano CANTARELLI – G.M.

PAROLE CHIAVE

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