L’ILLEGALITÀ E LA COMPLICITÀ DI CHI NON SI OPPONE

A fine marzo (29 u.s.) STAFFETTA ha pubblicato la lettera di un operatore petrolifero del Nordest coperto da anonimato, che denuncia senza mezzi termini una situazione in cui il così detto “mercato parallelo” sembra essere sempre più ampio, in cui si ricorre all’intimidazione fisica di chi smette di comprare da canali illeciti, in cui chi si è fatto ricco con le frodi acquista intere aziende ed in cui i punti vendita vengono accaparrati a prezzi ben più elevati del loro valore. Ciò mentre alcune associazioni tollerano la presenza di operatori “del giro” al loro interno e mentre la politica, in generale, latita.

Dato il suo straordinario valore di denuncia e di chiarezza, se ne pubblica, per gentile concessione di STAFFETTA, integralmente il testo: 

«Pare che la Staffetta sia rimasta uno degli ultimi baluardi a denunciare l’illegalità che dilaga nel commercio dei carburanti in Italia. Non saprei dire quanto sia presente esattamente nel territorio nazionale, sono però testimone di come nel nord-est del Paese il fenomeno imperi perché non è più un crimine che tocca pochi: ormai ha conquistato la maggior parte del mercato diventando de facto il mercato ordinario. La nostra è una zona d’Italia che si vantava per le poche infiltrazioni mafiose, l’assenza del “pizzo”, un tessuto imprenditoriale etico molto attento al territorio. Oggi invece pare che la malavita organizzata anche qui si sia ben insediata e trovi appoggio, ampio appoggio, dagli imprenditori che commerciano prodotti petroliferi. 

Non ho idea di quanti siamo a comprare ancora nel mercato ordinario, quello legale. L’unica certezza è che siamo in minoranza, questo fatto non può essere messo in dubbio. L’assenza delle Istituzioni ha creato dapprima l’effetto di far sentire abbandonati alcuni nostri colleghi, che hanno trovato nel malaffare un appiglio per mandare avanti la baracca in difficoltà; successivamente, col passare del tempo, si è sempre più diffuso il sentore che, non succedendo nulla alle aziende che sono passate ad approvvigionarsi al mercato parallelo, anche se illegale, in fondo questo sia sicuro. Gli operatori lo stanno dicendo schiettamente, è tremendo. “Sai, ormai è dura e lo fanno tutti. Se non lo fai, sei fuori dal mercato”.

C’è la consapevolezza che acquistando da questa gente si finanzino la camorra, la ‘ndrangheta, la mafia ed il terrorismo internazionale, con anche il danno collaterale di fare concorrenza sleale e di mettere in difficoltà i pochi onesti rimasti. Che piano piano stanno cadendo in questo vortice. Chi non ce la fa più o ha rami d’azienda in zone poco profittevoli, ha messo i propri asset in vendita. Depositi e stazioni di servizio sono di continuo sul mercato e spesso vengono acquistati al 20-30% o addirittura 50% in più del loro valore proprio da questi criminali o da nostri colleghi che tramite gli ampi margini che questo mercato gli concede, ebbri del facile denaro che stanno incassando, danno sfogo alla loro megalomania ingrandendosi facilmente.

Depositi di aziende storiche del settore, distributori indipendenti, talvolta anche distributori con il logo di importanti compagnie petrolifere ma in parte riforniti dal reale proprietario dei punti vendita, impianti di esponenti di sindacati dei gestori, consorzi d’acquisto… c’è di tutto, a tutti i livelli. Per chi lavora in questo settore basta veramente poco per trovare le conferme. E dire che di recente un operatore del Veneto occidentale, dopo aver appoggiato questo mercato, aveva deciso di tirarsi fuori ma… gli han detto che è un peccato con quella bella famiglia che ha. E ora sono sotto scorta, lui e la famiglia. 

Ammiro il lavoro che stanno facendo alcuni sindacati e associazioni, ma come possono continuare a fare un buon lavoro quando all’interno si ritrovano associati ed esponenti rilevanti implicati in questo giro? E con quale coraggio questi rimangono al loro interno, condannando verbalmente quello che in realtà fanno di nascosto?

Addirittura, taluni di questi personaggi con incommensurabile faccia tosta vanno in giro a raccontare che il Platts è tutta un’invenzione delle compagnie petrolifere e che invece è normalissimo comprare prodotto nazionalizzato a “Platts zero”, o “Platts meno X”. Gente che cerca ancora di avere credibilità e talvolta, incredibilmente, la trova ancora. E più in alto, da chi governa, davanti all’evasione di 6 miliardi di euro l’anno (o chissà, di più), dov’è l’onestà dei 5 Stelle? Dov’è il giustizialismo della Lega? 

Ecco, di fronte a queste domande, mentre cerco di far quadrare i conti della mia azienda, vorrei capire anch’io cosa dovrei fare. Non so quanto ancora potrò andare avanti così. Le alternative sono il comprare carburante da quei giri, consapevole che dietro c’è il malaffare, oppure vendere l’azienda. Eppure mi piacerebbe continuare a raccogliere le sfide, quelle vere, ad armi pari coi miei competitors, che il mondo dei carburanti e dell’energia si apprestano ad affrontare. È l’ora di dare una scossa, non si può più attendere altro tempo. Chi non si attiva per riportare questa situazione alla normalità deve essere considerato complice, sia che si parli di operatori del settore, sia che si parli di politici. Chi si gira dall’altra parte facendo finta di non vedere non può essere giustificato e chi alimenta questi crimini acquistando quel prodotto va punito.

Altrimenti, il terzo mondo non è poi così lontano. È il momento di agire denunciando, lavorando onestamente e con coerenza, e fermarsi un attimo a parlare con la propria coscienza prima di ordinare l’ennesima autobotte dal mercato parallelo.»